Quasi 650 morti in Iran dopo i raid israeliani. È strage di civili, secondo Hrana
Il bilancio delle vittime degli attacchi aerei israeliani contro l’Iran, iniziati il 14 giugno, si fa sempre più drammatico. Secondo quanto riportato dalla Human Rights Activists News Agency (Hrana), una delle più autorevoli organizzazioni non governative iraniane indipendenti, sarebbero almeno 639 i morti accertati, con un numero di feriti che supera quota 1.300. A colpire con particolare forza è il fatto che la maggior parte delle vittime siano civili.
Le operazioni militari, secondo la Hrana, hanno interessato ben 21 province del Paese, disegnando una mappa di devastazione ampia e trasversale. La difficoltà di accesso a informazioni ufficiali e la stretta censura imposta dalle autorità iraniane rendono complicata una verifica indipendente dei numeri, ma l’Ong sottolinea come i dati diffusi siano frutto di un lavoro di monitoraggio sul campo, raccolta testimonianze e riscontri incrociati.
Le cifre, pubblicate oggi, sono state rilanciate anche da Iran International, testata online con sede a Londra vicina all’opposizione in esilio, e confermano un quadro allarmante, già emerso nei giorni scorsi attraverso fonti internazionali e immagini satellitari.
La natura degli attacchi – che Israele non ha ufficialmente né confermato né smentito – resta avvolta dal riserbo, ma secondo diverse analisi si tratterebbe di operazioni mirate a colpire infrastrutture militari e logistiche legate ai programmi strategici iraniani. Tuttavia, secondo Hrana, l’estensione e l’intensità dei bombardamenti avrebbero finito per coinvolgere abitazioni civili, scuole, ospedali e mercati, causando un numero altissimo di vittime innocenti.
L’escalation bellica tra Tel Aviv e Teheran, che ha assunto contorni sempre più espliciti dopo l’attacco contro il consolato iraniano a Damasco in aprile, rischia ora di travolgere la già fragile stabilità regionale. Mentre da parte iraniana le autorità continuano a minimizzare l’accaduto e a impedire la diffusione di notizie, le denunce delle organizzazioni per i diritti umani diventano l’unico canale attraverso cui il mondo può conoscere le dimensioni reali della crisi.
Secondo Hrana, «il silenzio internazionale è preoccupante quanto le bombe». La comunità internazionale, al momento, non ha adottato misure concrete per fermare l’escalation, limitandosi a generiche dichiarazioni di preoccupazione. Intanto, nelle province iraniane più colpite, cresce la rabbia della popolazione e si moltiplicano gli appelli affinché l’ONU apra un’indagine indipendente sui bombardamenti.
Nel frattempo, il bilancio continua ad aggravarsi, e con esso il rischio che l’Iran – già alle prese con una profonda crisi interna – possa precipitare in un conflitto aperto.
