8 Marzo 2026, domenica
HomeItaliaUn Negroni fa litigare il bar: a Pordenone esplode la polemica sul...

Un Negroni fa litigare il bar: a Pordenone esplode la polemica sul cocktail “offensivo”

Discussione accesa in un locale dopo l’ordinazione dello storico drink: “Quel nome è razzista”. Il sindaco sdrammatizza, ma il caso diventa un simbolo dell’assurdo nel politicamente corretto spinto all’eccesso.

Pordenone, un Negroni e troppa fantasia: quando il politicamente corretto si ubriaca da solo

Succede anche questo, nell’Italia del 2025. Sei al bar, ordini un Negroni — uno dei cocktail più iconici al mondo — e invece del consueto “Subito!”, ti ritrovi nel bel mezzo di una polemica surreale. È successo davvero al Bar Primavera di Pordenone, dove una normale ordinazione ha scatenato un’accesa discussione tra clienti. Alcuni giovani di origine straniera hanno protestato contro il nome del drink, ritenendolo “offensivo e inopportuno”. Il motivo? L’assonanza con il termine “negro”, interpretato – erroneamente – come connotazione razzista.

Ne è seguita una lite verbale tra due gruppi di avventori, con toni via via più concitati, sfiorando lo scontro fisico. Solo l’intervento provvidenziale della barista ha riportato la calma, evitando che una bagarre semantica degenerasse in rissa. Ma l’eco dell’episodio è rimbalzato subito sui social, trasformando una serata qualsiasi in un piccolo caso nazionale.

A tentare di spegnere le polemiche è intervenuto il sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, che ha definito la vicenda “una polemica totalmente strumentale e fuorviante”, ribadendo che la città “è un luogo inclusivo, dove nessuno deve sentirsi offeso per una leggenda del bancone”.

Già, perché il Negroni non è solo un cocktail: è un pezzo di storia italiana. Nasce a Firenze nei primi del ’900, quando il conte Camillo Negroni, stanco del solito Americano, chiese al barman del Caffè Casoni un drink più “robusto”. La soluzione? Sostituire la soda con il gin. Il risultato fu un successo immediato: un perfetto equilibrio tra bitter, vermut rosso e gin, che oggi rappresenta uno dei long drink più amati al mondo, celebrato perfino con la “Negroni Week”.

Nessun riferimento razziale, nessuna malizia: solo il cognome di un aristocratico fiorentino e una grande intuizione da bar. Ma oggi, pare che basti il suono di una parola per innescare accuse e fraintendimenti, anche se completamente fuori contesto.

È il paradosso del nostro tempo: inseguendo il politicamente corretto a tutti i costi, si finisce spesso per inciampare nel grottesco. È un conto voler rispettare la sensibilità altrui, è un altro distorcere la realtà fino a criminalizzare un drink per via del suo nome. Il rischio? Annegare il buon senso in un bicchiere pieno di buone intenzioni, ma agitato senza logica.

E mentre il conte Camillo, dall’aldilà, probabilmente si starà chiedendo se sia il caso di ordinare un Gin Tonic, a noi resta una domanda: quando il politicamente corretto smette di essere uno strumento di civiltà e diventa solo una colossale stupidaggine?

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti