1 Maggio 2026, venerdì
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Povertà assoluta, allarme Caritas: oltre 5,6 milioni di italiani senza mezzi per una vita dignitosa

Nel terzo report nazionale 2025, l’organizzazione lancia un appello urgente: oltre 2,2 milioni di famiglie non riescono a coprire i bisogni essenziali. L’Italia tra i peggiori in Europa per rischio esclusione sociale.

Caritas: in Italia cresce la povertà assoluta, colpite oltre 2 milioni di famiglie. Siamo tra i peggiori in Europa

In un Paese che si proclama tra le principali economie del mondo, più di 5,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. A segnalarlo è il terzo report statistico nazionale 2025 della Caritas Italiana, che fotografa un’Italia in crescente difficoltà, dove oltre 2 milioni e 200 mila famiglie non riescono a garantire ai propri membri l’accesso a beni e servizi essenziali per una vita dignitosa.

Il concetto di “povertà assoluta” non è solo una definizione statistica, ma una condizione concreta e drammatica: significa non potersi permettere un’alimentazione adeguata, vestiti adatti alla stagione, un’abitazione sicura, l’accesso a cure mediche o al trasporto pubblico. In altre parole, essere esclusi non solo dal benessere, ma dalla normalità quotidiana.

Secondo l’ISTAT, che ha fornito i dati su cui si basa il report Caritas, si tratta del 9,7% della popolazione italiana: quasi un cittadino su dieci. Una percentuale che si traduce in vite reali segnate da privazioni, insicurezza e marginalità. E se la fotografia nazionale è allarmante, il confronto europeo lo è ancora di più: l’Italia è il settimo Paese nell’Unione per incidenza del rischio povertà o esclusione sociale, dietro soltanto a Bulgaria, Romania, Grecia, Spagna, Lettonia e Lituania.

Il volto della povertà nel 2025

Il report Caritas non si limita a numeri, ma delinea anche i profili sociali di chi è maggiormente colpito. I più vulnerabili restano minori, stranieri, nuclei familiari numerosi e persone sole in età avanzata. A crescere, inoltre, è il fenomeno dei cosiddetti “nuovi poveri”: individui o famiglie che fino a pochi anni fa conducevano una vita normale, ma che oggi si ritrovano in una condizione di fragilità economica per effetto di eventi come la perdita del lavoro, l’inflazione o la crisi abitativa.

La povertà, denuncia la Caritas, non è più una condizione marginale, ma una componente strutturale del nostro tessuto sociale, con una distribuzione che penalizza soprattutto il Mezzogiorno, ma che si sta diffondendo anche nelle regioni del Centro-Nord, un tempo considerate più protette.

Un appello alle istituzioni

Di fronte a questi dati, la Caritas lancia un appello alle istituzioni, affinché la lotta alla povertà torni al centro dell’agenda politica nazionale, non solo con misure emergenziali, ma con politiche strutturali di inclusione sociale, investimento nel welfare, sostegno al lavoro dignitoso e all’accesso alla casa. L’organizzazione sottolinea anche l’urgenza di riformare strumenti di protezione come il Reddito di Cittadinanza — oggi sostituito dall’Assegno di inclusione — affinché possano rispondere davvero ai bisogni di chi si trova in condizioni di estrema fragilità.

Il messaggio è chiaro: la povertà non è un destino, ma una sfida collettiva. E i numeri diffusi oggi sono un promemoria duro ma necessario, per un Paese che rischia di lasciare indietro milioni di persone nel silenzio.

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