3 Luglio 2026, venerdì
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«Fonderie Pisano, la diffida di Salute e Vita all’Arpac: “Basta rilevamenti fuorilegge, vogliamo giustizia ambientale”

L’associazione salernitana accusa l’Arpac di aver violato per anni i parametri ambientali previsti per le aree residenziali. Nel mirino le omissioni istituzionali condannate anche dalla Corte Europea.

Salerno – Una nuova e dura presa di posizione scuote il dibattito pubblico sulla questione ambientale delle Fonderie Pisano, cuore di una controversia sanitaria e politica che da anni divide la città. Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso il Bar Verdi Caffè Letterario, l’associazione Salute e Vita, guidata da Lorenzo Forte, ha presentato alla stampa il contenuto di una diffida formale notificata all’Arpac, sia a livello regionale che provinciale.

Nel documento, l’associazione contesta la legittimità dei controlli ambientali effettuati dall’Agenzia per la Protezione Ambientale, accusata di applicare da anni parametri destinati ad aree industriali, ignorando che l’area interessata — secondo il Piano Urbanistico Comunale di Salerno del 2006 — è classificata come zona At.R.1, ovvero “di trasformazione a prevalente destinazione residenziale”.

L’eco della Corte Europea

L’iniziativa dell’associazione si inserisce in un contesto ben più ampio e significativo: la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, che ha riconosciuto gravi responsabilità e omissioni delle autorità italiane nella tutela della salute pubblica nella Valle dell’Irno, una delle aree più esposte agli effetti delle attività della fonderia.

Accanto a Lorenzo Forte, al tavolo dei relatori, erano presenti anche l’avvocato amministrativista Franco Massimo Lanocita, il medico e vicepresidente di “Medicina DemocraticaPaolo Fierro, e l’ingegnere Salvatore Milione, impegnati da anni nella battaglia per la giustizia ambientale.

I dati dello studio Spes: allarme sanitario

La diffida, di fatto, si basa anche sui risultati allarmanti emersi dallo studio Spes, che ha rilevato, nella popolazione residente entro un raggio di 4 chilometri dallo stabilimento, livelli elevati di mercurio e metalli pesanti nel sangue. I dati sono stati messi in correlazione con un aumento di patologie neurologiche, cardiovascolari e oncologiche. Una situazione definita “insostenibile e criminale” da Forte, che denuncia l’inazione e l’omertà istituzionale.

«Non ci fermeremo. Giustizia per i vivi e per chi non c’è più», ha dichiarato con fermezza il presidente dell’associazione, che ha già annunciato il ricorso alle vie legali qualora l’Arpac non adegui immediatamente i controlli ai limiti previsti per le aree residenziali.

Accuse alla politica e agli enti locali

Le accuse non si fermano ai tecnici dell’Arpac. Forte punta il dito contro la politica locale e nazionale, colpevole — secondo l’associazione — di aver protetto gli interessi delle Fonderie Pisano, ignorando deliberatamente la destinazione residenziale dell’area e consentendo persino nuove edificazioni in zone inquinate.

«Il cosiddetto “tavolo tecnico” convocato nei giorni scorsi è solo propaganda. Un teatrino tardivo e irresponsabile. Da vent’anni si fa finta di non vedere l’inquinamento. Ogni giorno contiamo malati e morti», ha denunciato il presidente.

Lanocita: «Una truffa istituzionale»

A rincarare la dose è l’avvocato Franco Massimo Lanocita, che non usa mezzi termini:

«L’Arpac continua a rilevare dati applicando limiti previsti per aree industriali. È una truffa ai danni della collettività, una pratica illegittima protetta da una politica asservita agli interessi economici delle fonderie».

Lanocita ha poi attaccato frontalmente anche alcuni rappresentanti istituzionali locali:

«C’è persino chi, senza alcuna competenza tecnica, propone deroghe da chiedere al Governo, nel tentativo di legalizzare l’illegalità. Il tempo delle interpretazioni creative della legge è finito. La normativa parla chiaro: quell’area è residenziale. E deve essere tutelata come tale».

La battaglia continua

L’associazione Salute e Vita ha annunciato che la diffida non rappresenta un punto d’arrivo, ma un passaggio intermedio in un percorso di mobilitazione permanente. La richiesta è chiara: verità, giustizia e bonifica. Non solo per le generazioni attuali, ma anche per chi, negli anni, ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute e qualità della vita.

«La salute pubblica non è negoziabile», ha concluso Forte.
E Salerno, ferita ma non rassegnata, sembra decisa a far valere il proprio diritto a respirare.

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