29 Giugno 2026, lunedì
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Difesa, Crosetto: “Obiettivi Nato al 2035. L’Italia segue la linea di Londra”

Il ministro della Difesa anticipa i temi del vertice di fine giugno: l'Alleanza punta a un impegno del 3,5% del Pil per la sicurezza collettiva. Roma guarda a un percorso graduale

ROMA – L’Italia guarda al 2035 per centrare i nuovi obiettivi di spesa militare fissati in ambito Nato. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, delineando la posizione del governo in vista del vertice dell’Alleanza Atlantica in programma a fine giugno all’Aja, dove si discuterà di rafforzare l’impegno comune in materia di sicurezza e deterrenza.

“Sul tavolo ci sarà la proposta di destinare il 3,5% del Pil alla difesa, di cui l’1,5% dedicato allo sviluppo di capacità parallele. Le tempistiche però variano: c’è chi vorrebbe partire già domani, chi propone il 2032, altri ancora – come noi – guardano al 2035”, ha spiegato Crosetto, confermando l’intenzione dell’Italia di seguire la strategia del Regno Unito, che propone un orizzonte di lungo periodo per raggiungere i nuovi target.

Il ministro ha sottolineato come l’evoluzione dello scenario internazionale imponga una riflessione seria e condivisa sulle risorse da destinare alla sicurezza collettiva. “L’Italia è consapevole dell’importanza di contribuire in modo sostanziale alla difesa comune, ma serve un approccio realistico e sostenibile, in grado di coniugare responsabilità internazionale e compatibilità con le esigenze interne”, ha aggiunto.

La soglia del 2% del Pil per la difesa – finora obiettivo minimo dell’Alleanza – appare ormai superata nel dibattito strategico tra i membri. Il nuovo obiettivo del 3,5%, proposto da alcuni Paesi, è destinato a ricalibrare gli equilibri di spesa e a ridefinire le priorità delle politiche di sicurezza. L’Italia, che oggi destina circa l’1,5% del Pil alla difesa, si troverebbe quindi davanti a un incremento significativo, non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, in particolare per quanto riguarda investimenti tecnologici e interoperabilità tra i sistemi militari degli alleati.

La linea italiana, più cauta e progressiva, punta dunque a bilanciare il necessario rafforzamento delle capacità difensive con una pianificazione sostenibile, in un contesto europeo segnato da tensioni geopolitiche crescenti e da una richiesta sempre più pressante di autonomia strategica. Il confronto all’Aja sarà decisivo per definire non solo le cifre, ma anche il ritmo e le modalità di un impegno che ridisegnerà il profilo militare dell’Europa nel prossimo decennio.

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