BUENOS AIRES – Il processo sulla morte di Diego Armando Maradona subisce un clamoroso colpo di scena: il Tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, ha annullato il procedimento giudiziario per gravi irregolarità che minano l’imparzialità della corte. La decisione, comunicata dal giudice Maximiliano Savarino, getta nuove ombre su una vicenda che scuote l’Argentina e tutto il mondo del calcio.
Il cuore della questione riguarda la giudice Julieta Makintach, uno dei tre componenti del collegio giudicante, accusata di aver partecipato alla realizzazione di un documentario sul caso Maradona, senza alcuna autorizzazione ufficiale. Un coinvolgimento che ha sollevato dubbi pesanti sulla neutralità del tribunale e che, secondo Savarino, “ha compromesso il principio fondamentale di imparzialità, arrecando danno sia alla parte querelante sia alla difesa”.
La produzione del documentario – ancora avvolta nel mistero per contenuti e finalità – avrebbe visto la Makintach offrire contributi diretti, alimentando un clima mediatico tossico attorno a un processo già carico di pressioni. La scelta di annullare il dibattimento, dunque, arriva come misura estrema per tutelare il corretto svolgimento della giustizia, ma rappresenta un passo indietro doloroso in una vicenda che da tempo cerca risposte.
Il processo doveva fare luce sulle responsabilità mediche e organizzative che avrebbero potuto contribuire alla morte del Pibe de Oro, scomparso il 25 novembre 2020 per arresto cardiaco, poche settimane dopo un delicato intervento chirurgico al cervello. Otto gli imputati originari – tra medici, infermieri e dirigenti sanitari – accusati di aver trascurato in modo grave le condizioni di salute dell’ex campione del mondo.
L’annullamento del processo non significa la fine del percorso giudiziario: sarà ora necessario costituire un nuovo collegio giudicante e far ripartire da zero l’intera macchina procedurale. Un rallentamento che rischia di allungare ulteriormente i tempi per ottenere giustizia in una delle vicende più complesse e sentite dell’Argentina contemporanea.
In patria, la notizia ha già generato indignazione e rabbia. I familiari di Maradona, da tempo in prima linea per ottenere verità e responsabilità, parlano di una “vergogna istituzionale” e chiedono che il processo venga riavviato nel più breve tempo possibile e con tutte le garanzie previste dallo stato di diritto.
A quasi cinque anni dalla morte del Diez, la ferita resta aperta. E il cammino verso la verità appare, ancora una volta, accidentato.
