9 Settembre 2026, mercoledì
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Trump attacca Papa Leone: scontro frontale tra Casa Bianca e Vaticano

Il presidente degli Stati Uniti critica duramente il pontefice: “Debole sulla criminalità, inadeguato in politica estera”. Nel mirino le posizioni sull’Iran. E rivendica: “Senza di me non sarebbe stato eletto”

Uno scontro aperto, dai toni insoliti per i rapporti tra Washington e la Santa Sede. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rompe ogni cautela diplomatica e lancia un attacco diretto a Papa Leone, accusandolo di essere “debole sulla criminalità” e “pessimo in politica estera”.

Parole che segnano un salto di qualità nella tensione tra la Casa Bianca e il Vaticano, e che riflettono una visione profondamente divergente su alcuni dei principali dossier internazionali, a partire dall’Iran. Secondo Trump, l’approccio del pontefice risulterebbe troppo arrendevole e incapace di fronteggiare le sfide globali, in un contesto che – a suo giudizio – richiederebbe invece fermezza e decisioni nette.

Il presidente americano non si limita alla critica politica, ma spinge l’affondo anche sul piano personale. In un passaggio destinato a far discutere, contrappone al Papa la figura del fratello Louis, descritto come “totalmente Maga”, richiamando il suo storico slogan “Make America Great Again” e marcando così una distanza ideologica netta tra il pontefice e una parte dell’America conservatrice.

Ancora più controversa la rivendicazione finale. Trump sostiene infatti che senza il suo ruolo e la sua influenza sulla scena internazionale, Papa Leone non sarebbe mai stato eletto, arrivando a suggerire che il pontefice dovrebbe mostrargli riconoscenza. Un’affermazione che, al di là della sua verificabilità, introduce un elemento di forte tensione istituzionale e rischia di incrinare ulteriormente i delicati equilibri tra potere politico e autorità religiosa.

Le dichiarazioni del presidente si inseriscono in un quadro internazionale già segnato da profonde fratture. Da un lato, la diplomazia vaticana, tradizionalmente orientata al dialogo e alla mediazione; dall’altro, la linea più assertiva e muscolare rivendicata da Trump, che continua a privilegiare un approccio diretto e spesso conflittuale nelle relazioni internazionali.

Ne emerge un confronto che va oltre il singolo episodio e che assume i contorni di uno scontro tra visioni del mondo: quella multilaterale e dialogante della Santa Sede e quella più nazionalista e pragmatica incarnata dalla leadership americana. Un attrito destinato a far discutere e, con ogni probabilità, a lasciare strascichi nel già complesso rapporto tra Washington e il Vaticano.

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