3 Luglio 2026, venerdì
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Agguato a colpi di lupara nel Reggino: ucciso un operaio di 27 anni

Il giovane, cognato di una vittima di un precedente omicidio, è stato assassinato in una zona montuosa di San Pietro di Caridà. Quattro i delitti in tre anni nella stessa area

San Pietro di Caridà (Reggio Calabria) – Un’altra esecuzione violenta scuote l’entroterra calabrese. Un operaio di 27 anni è stato ucciso ieri in un agguato a colpi di fucile, in una zona rurale e isolata del comune di San Pietro di Caridà, al confine tra la provincia di Reggio Calabria e quella di Vibo Valentia. La vittima, già nota alle forze dell’ordine per precedenti minori, è stata colpita da una scarica di pallettoni sparata da una lupara mentre percorreva una strada interpoderale in località Prateria, un’area montuosa già teatro di altri episodi di sangue.

Un’esecuzione precisa e spietata, avvenuta in pieno giorno, con modalità che lasciano pochi dubbi sulla premeditazione. A rafforzare l’ipotesi di un possibile legame tra gli omicidi nella zona, c’è un dettaglio che non può passare inosservato: il giovane era cognato di Domenico Oppedisano, ucciso lo scorso 8 aprile, sempre a colpi di fucile e nella medesima località.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Palmi e condotte dai Carabinieri, si concentrano su possibili vendette trasversali o regolamenti di conti, in un contesto che appare ancora opaco ma dove gli investigatori non escludono la matrice criminale organizzata. La zona, benché distante dai grandi centri urbani, è considerata sensibile per la presenza di interessi agricoli e pastorizi, spesso oggetto di contese.

Con questo omicidio, i delitti consumati nell’area salgono a quattro in soli tre anni, tutti avvenuti con modalità simili: esecuzioni mirate, armi da caccia modificate, ambienti rurali come teatro. Un’escalation che riaccende i riflettori su un’area apparentemente marginale, ma al centro di una spirale di violenza che desta allarme tra gli inquirenti.

Secondo fonti investigative, il 27enne non risultava inserito in circuiti mafiosi noti, ma i suoi legami familiari e il contesto in cui viveva potrebbero averlo esposto a dinamiche pericolose. Resta ancora da chiarire se esista un filo diretto che colleghi tutti gli omicidi, o se ci si trovi di fronte a una frammentazione di conflitti locali degenerati nel sangue.

Sul luogo dell’agguato sono intervenuti i Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e la Scientifica, che hanno isolato l’area e raccolto i primi rilievi. Il corpo è stato trovato a terra, a pochi metri dall’auto con cui la vittima stava percorrendo la strada sterrata. Sarà l’autopsia a fornire ulteriori dettagli sulle modalità dell’uccisione.

Intanto, cresce la preoccupazione tra i residenti del comprensorio, dove la percezione di insicurezza si fa sempre più marcata. “Non è la prima volta che accade – dice un abitante del luogo – e temiamo che non sarà l’ultima se non si interviene con decisione”.

L’omicidio di ieri richiama con forza la necessità di un’attenzione costante anche per le aree interne e marginali del Paese, spesso dimenticate dai riflettori mediatici ma profondamente segnate da fenomeni di violenza e criminalità che si radicano nel tessuto locale.

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