Roma – Un attacco frontale e senza giri di parole quello lanciato da Antonio Misiani, responsabile Economia del Partito Democratico, contro il Governo Meloni in merito al caso UniCredit-Banca Popolare di Milano e all’utilizzo dello strumento della golden power. Al centro della polemica, l’ipotetica pressione esercitata sull’iter del ricorso presentato da UniCredit al TAR del Lazio contro il decreto governativo che ha imposto vincoli sull’operazione di fusione.
“L’evocazione delle possibili dimissioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, legate all’esito del ricorso al TAR, rappresenta una forma di pressione sconcertante e inaccettabile nei confronti della magistratura amministrativa” ha dichiarato Misiani in una nota diffusa ieri. “Il solo fatto che si parli di questo in termini condizionali – prosegue – solleva gravi interrogativi sulla separazione tra poteri e sul rispetto delle istituzioni”.
Per il senatore dem, l’unica via percorribile da Palazzo Chigi è la revoca immediata del golden power, che il Governo ha attivato per bloccare l’operazione pubblica di scambio fra UniCredit e Banca Popolare di Milano. Una scelta definita dal Pd “del tutto impropria e insostenibile sul piano giuridico”, sintomo – secondo Misiani – di una deriva dirigista nelle politiche economiche dell’esecutivo.
“La posizione iper-interventista del Governo sul risiko bancario italiano è ormai indifendibile” – ha aggiunto il senatore – “e l’intervento sulla vicenda UniCredit-BPM costituisce una forzatura evidente, che rischia di danneggiare la credibilità del sistema Paese agli occhi degli investitori internazionali”.
Il Pd chiede chiarezza e una smentita ufficiale da parte dell’esecutivo. “Se davvero il governo vuole tutelare la tenuta istituzionale e la trasparenza del mercato – conclude Misiani – deve sgombrare il campo da ogni ombra, ritirando il golden power e garantendo la piena autonomia della magistratura amministrativa”.
La vicenda si inserisce in un contesto già teso sul fronte bancario, con le operazioni di fusione e consolidamento sotto stretta osservazione da parte del Governo, che punta a mantenere un controllo strategico sul comparto. Tuttavia, la polemica sollevata dal Pd riapre il dibattito sul limite tra tutela dell’interesse nazionale e interferenza politica nei processi economico-finanziari.
Una questione destinata a pesare anche sul clima parlamentare, già reso incandescente dalle prossime scadenze economiche e dalla campagna elettorale per le europee.
