5 Ottobre 2026, lunedì
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Mosca avverte Trump: “Prima i nostri interessi. No a nuove espansioni della NATO”

Il Cremlino replica alle parole del presidente USA sulla guerra in Ucraina. Tra le condizioni di Putin per la pace, lo stop formale all’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Est

Mosca – Il Cremlino risponde con fermezza alle dichiarazioni di Donald Trump, che nelle ultime ore aveva accusato Vladimir Putin di “giocare con il fuoco” in merito alla guerra in Ucraina. La replica arriva per bocca del portavoce Dmitry Peskov: “Comprendiamo il desiderio di una soluzione rapida espresso dal presidente americano, ma gli interessi nazionali della Russia restano prioritari e non sono negoziabili”.

Le parole di Trump, che punta a presentarsi come pacificatore in vista delle presidenziali statunitensi del 2024, non sembrano aver scalfito la linea dura di Mosca. Secondo quanto riportato da Reuters, tra le richieste chiave avanzate dal Cremlino per una possibile cessazione del conflitto figurerebbe una condizione precisa: un impegno scritto da parte dei leader occidentali per fermare l’allargamento della NATO verso est, escludendo in modo permanente l’adesione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia e Moldavia.

Un ritorno a una linea rossa già tracciata da Putin ben prima dell’invasione del 2022 e che ora riaffiora come nodo centrale nelle trattative diplomatiche, ancora solo teoriche. “Un incontro diretto tra Putin e Zelensky – ha chiarito Peskov – potrà avvenire solo in presenza di accordi preliminari concreti, non prima”. Al momento, però, nulla lascia intravedere una ripresa del dialogo.

Le parole provenienti da Mosca suonano come un chiaro messaggio all’Occidente e alla NATO: la Russia pretende garanzie tangibili sul fronte della sicurezza strategica, anche a costo di congelare ogni ipotesi di pace. Trump, che si è più volte detto convinto di poter “chiudere la guerra in 24 ore” se tornasse alla Casa Bianca, si trova ora a fare i conti con una realtà geopolitica ben più complessa e con un interlocutore che non sembra disposto a retrocedere di un millimetro.

L’offerta – o, secondo molti, l’ultimatum – del Cremlino rischia di accentuare ulteriormente la spaccatura fra il fronte occidentale e la Russia, proprio mentre l’Ucraina chiede nuovi aiuti militari e l’Europa cerca un equilibrio tra il sostegno a Kyiv e il timore di un’escalation incontrollabile.

Con questa mossa, Putin prova a dettare le condizioni del tavolo negoziale prima ancora che questo venga apparecchiato, e invia a Washington – e a Bruxelles – un messaggio chiaro: senza un ripensamento strutturale della sicurezza euro-atlantica, la guerra non si fermerà.

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