“Blindare il Ponte sullo Stretto di Messina da ogni possibile infiltrazione criminale.” È il messaggio netto lanciato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento. Un appello che arriva mentre crescono, fuori dal governo, le preoccupazioni sull’opacità che starebbe accompagnando le prime fasi della mastodontica opera infrastrutturale.
Piantedosi ha parlato di un progetto “molto impegnativo”, che richiede “inflessibilità assoluta contro qualunque tentativo di penetrazione mafiosa nella filiera dei lavori pubblici”. Ma se da parte dell’esecutivo si mostra determinazione nel garantire trasparenza e legalità, è dal fronte delle opposizioni e dai media che si alza un coro sempre più critico.
Numerose inchieste giornalistiche, infatti, hanno già puntato il dito contro presunte irregolarità nella gestione preliminare del progetto: dagli espropri dei terreni — su cui aleggia il sospetto di operazioni speculative — fino alla creazione di una rete di incarichi e consulenze milionarie, che secondo molti assomiglia più a un “poltronificio” che a un’organizzazione efficiente.
A suscitare allarme non è soltanto la potenziale esposizione del cantiere ai tentacoli della criminalità organizzata, ma anche la sensazione che manchi una reale strategia di controllo preventivo. “Il Ponte rischia di diventare la nuova frontiera degli affari per le mafie”, denunciano esponenti del centrosinistra, chiedendo l’istituzione di un organismo indipendente di vigilanza e una maggiore trasparenza su appalti, subappalti e procedure di affidamento.
Il rischio è che il sogno di collegare stabilmente Sicilia e Calabria si trasformi nell’ennesimo capitolo di sprechi, opacità e infiltrazioni. Una lezione già vista con altre grandi opere nel Paese, dove l’assenza di controlli rigorosi ha spesso lasciato spazio a interessi illeciti e reti clientelari.
Piantedosi, nel suo intervento, ha assicurato che il Viminale metterà in campo “un sistema di monitoraggio capillare e permanente”, ribadendo che “difendere quest’opera significa anche difendere la legalità e la reputazione delle istituzioni”. Ma al momento, la fiducia dell’opinione pubblica è tutta da conquistare.
Il Ponte, ancora prima di nascere, è già diventato un banco di prova cruciale per la credibilità del governo e dello Stato.
