5 Luglio 2026, domenica
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Addio a Mohammed Lakhdar-Hamina, maestro del cinema algerino e Palma d’Oro a Cannes

È morto a 95 anni ad Algeri il regista che nel 1975 fu il primo arabo e africano a vincere il massimo riconoscimento del Festival di Cannes con Cronaca degli anni di brace

Algeri – Si è spento all’età di 95 anni Mohammed Lakhdar-Hamina, gigante del cinema algerino e pioniere della cinematografia araba e africana. A darne notizia è stata la sua famiglia, comunicando che il regista è morto serenamente nella sua casa di Algeri, circondato dai suoi cari.

Lakhdar-Hamina è entrato nella storia del cinema mondiale nel 1975, quando conquistò la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Cronaca degli anni di brace (Chronique des années de braise), potente affresco cinematografico sulla guerra d’indipendenza algerina. Con quella vittoria, divenne non solo il primo regista algerino, ma anche il primo cineasta arabo e africano a ottenere il massimo riconoscimento del prestigioso festival francese.

Cronaca degli anni di brace, opera epica e profondamente politica, racconta la genesi della rivolta algerina contro la colonizzazione francese, attraverso gli occhi della popolazione rurale. Il film fu acclamato per la sua forza visiva, il lirismo narrativo e l’approccio umanistico alla Storia, imponendosi come una delle pellicole più importanti del cinema terzomondista degli anni Settanta.

Nel corso della sua carriera, Hamina partecipò a quattro edizioni del Festival di Cannes, contribuendo a far conoscere al mondo una cinematografia fino ad allora quasi invisibile, e aprendo la strada a generazioni di registi nordafricani e mediorientali.

Formatosi tra la Francia e la Cecoslovacchia, Lakhdar-Hamina fu anche una figura centrale nella nascita del cinema algerino post-indipendenza, rivestendo ruoli istituzionali e dirigendo l’Office national pour le commerce et l’industrie cinématographique. Il suo impegno non fu mai solo artistico, ma sempre anche politico e civile: un cinema militante, ma allo stesso tempo profondamente poetico.

Con la sua morte, se ne va non solo un artista visionario, ma anche un testimone lucido di un’epoca di lotte, sogni e disillusioni. Rimane la sua opera, capace ancora oggi di parlare al cuore e alla coscienza degli spettatori. E rimane l’eredità di un uomo che fece della cinepresa un’arma di memoria e di libertà.

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