1 Maggio 2026, venerdì
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Bimbo curato con omeopatia muore per polmonite: i genitori patteggiano due anni

Tragedia a Casamassella (Lecce): il piccolo di 14 mesi non fu affidato a un pediatra nonostante la febbre alta. Indagato anche un oculista che consigliò le terapie alternative

LECCE – Una vicenda dolorosa e controversa si è conclusa con un patteggiamento. I genitori del bimbo di 14 mesi morto il 7 giugno 2023 a Casamassella, frazione del comune di Uggiano La Chiesa (Lecce), hanno patteggiato una condanna a due anni di reclusione per omicidio colposo, con sospensione condizionale della pena. Il bambino era deceduto a causa di un arresto cardiocircolatorio provocato da una polmonite interstiziale di probabile origine virale, non diagnosticata e mai trattata in modo adeguato.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura, il piccolo non era mai stato sottoposto a una regolare sorveglianza pediatrica e veniva curato, anche nei casi precedenti di febbre alta, solo con rimedi omeopatici. Anche nei giorni precedenti la tragedia, quando la temperatura corporea superava i 39 gradi, i genitori avevano deciso di evitare il ricorso alla medicina tradizionale, affidandosi invece a un trattamento consigliato da un oculista, per il quale la Procura ha ora chiesto il rinvio a giudizio.

Una tragedia evitabile

Il caso ha scosso l’opinione pubblica per la sua apparente evitabilità. L’analisi clinica e legale ha evidenziato che l’unica visita pediatrica alla quale il bambino era stato sottoposto risaliva al 25 maggio 2022, ossia oltre un anno prima del decesso. In quell’occasione il medico specialista aveva raccomandato una serie di screening neonatali, mai eseguiti, e già in passato – come accertato dagli inquirenti – episodi febbrili erano stati affrontati senza consultare il pediatra.

Il decesso è avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 giugno: il piccolo, già debilitato, è stato colto da una crisi respiratoria acuta che si è trasformata rapidamente in arresto cardiaco. I tentativi di soccorso sono stati inutili.

Il ruolo dell’oculista

A complicare il quadro c’è la figura dell’oculista – non specializzato in pediatria né in medicina generale – che avrebbe suggerito l’adozione di terapie omeopatiche, spingendo i genitori a evitare il ricorso alla medicina convenzionale. Nei suoi confronti, la Procura ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio, ipotizzando un coinvolgimento diretto nella catena di eventi che ha portato alla morte del bambino.

Le responsabilità e il patteggiamento

I genitori, sotto shock ma consapevoli delle proprie omissioni, hanno scelto la strada del patteggiamento, accettando la condanna per non aver adottato le cure necessarie e urgenti in presenza di sintomi evidenti e gravi. Il giudice ha accolto la richiesta dei legali della difesa, considerando l’assenza di precedenti penali e la collaborazione prestata nel corso delle indagini.

La pena di due anni non sarà eseguita in carcere, ma rappresenta comunque un riconoscimento formale delle responsabilità genitoriali in materia di salute e tutela dei minori.


Omeopatia e infanzia: il dibattito

Il caso riaccende il dibattito sull’utilizzo delle terapie alternative nei confronti dei minori, in particolare quando scelte dai genitori in sostituzione della medicina scientifica. In assenza di diagnosi mediche, l’approccio “naturale” può rivelarsi non solo inefficace ma anche letale, come dimostrato da questa drammatica vicenda.

Organizzazioni pediatriche e ordini professionali continuano a ribadire che la libertà di scelta terapeutica non può violare il diritto alla salute del minore, e chiedono maggiore vigilanza su pratiche che esulano dal rigore clinico.

Una vita spezzata a soli 14 mesi, una comunità sconvolta, e una domanda che resterà per sempre aperta: quale confine separa la libertà educativa dalla responsabilità genitoriale?

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