28 Luglio 2026, martedì
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Ucraina, spiragli e ombre: il Cremlino apre al dialogo, ma la guerra infuria

Mosca non esclude un vertice Putin-Zelensky, ma solo dopo un'intesa di massima. Intanto Trump rilancia la mediazione e minaccia nuove sanzioni. Sul campo, continuano i raid russi contro i civili.

A cura di Daniele Cappa

Mentre il conflitto in Ucraina si avvicina al suo terzo anno, tra diplomazia e bombe emergono segnali contrastanti da Mosca. Il Cremlino ha fatto sapere che un incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky è teoricamente possibile, ma solo a condizione che prima si raggiunga un accordo sostanziale tra le parti. “Un vertice tra i due leader non è escluso, ma va preparato in modo approfondito e deve essere preceduto da intese concrete”, ha dichiarato il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, lasciando intendere che una fase negoziale potrebbe essere all’orizzonte, pur tra mille incertezze.

Sul fronte occidentale, torna a farsi sentire Donald Trump, che in un’intervista a Fox News ha ribadito la sua convinzione di poter riportare Mosca al tavolo delle trattative. “Credo che Putin sia pronto a chiudere questo capitolo — ha affermato l’ex presidente e candidato repubblicano alla Casa Bianca — e sono disposto a imporre nuove sanzioni se la Russia non accetterà un accordo. La sua economia è in difficoltà, i prezzi del petrolio sono bassi. Ma ho un ottimo rapporto personale con lui, penso che potremo trovare una via d’uscita. È tempo di incontrarci.”

Il tono conciliante si scontra, però, con la realtà cruda del conflitto. Nelle stesse ore in cui Mosca si dichiarava teoricamente aperta al dialogo, le forze armate russe hanno continuato a colpire obiettivi civili in diverse città ucraine. Missili e droni hanno seminato distruzione su abitazioni e infrastrutture, causando vittime tra la popolazione inerme. Le autorità ucraine denunciano l’ennesima escalation e parlano apertamente di “crimini di guerra”.

Il paradosso è evidente: mentre si affaccia l’ipotesi di una trattativa, la guerra prosegue con la sua scia di sangue e devastazione. La comunità internazionale resta in bilico tra il tentativo di mediazione e il sostegno militare a Kyiv, mentre la pace sembra ancora un obiettivo lontano, ma forse non irraggiungibile.

Nel frattempo, il fronte interno russo è attraversato da tensioni economiche crescenti. Le sanzioni occidentali, unite al calo delle entrate petrolifere, stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema. Anche questo potrebbe spingere il Cremlino a considerare con maggiore attenzione l’ipotesi di un negoziato, sebbene restino molte le incognite sul reale margine di manovra concesso al presidente ucraino, che più volte ha escluso un dialogo diretto con Putin finché l’invasione non sarà terminata.


Se e quando un vertice Putin-Zelensky potrà davvero avere luogo, resta tutto da vedere. Per ora, sullo sfondo di parole concilianti, continua il rumore delle armi. E l’Europa, spettatrice coinvolta, aspetta segnali più concreti per poter sperare in un domani di pace.

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