ROMA – “Altro che bussola nella tempesta, siete l’iceberg che sta facendo affondare la nave”. Con parole taglienti, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha affondato il colpo contro il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla CGIL sulla crisi della chimica italiana e, successivamente, durante un intervento alla Camera.
Al centro delle critiche la gestione della vicenda Eni Versalis, simbolo – secondo l’ex sindaca di Torino – di un’intera strategia industriale allo sbando. “Serve fermare la dismissione degli impianti, attrarre investitori, riconoscere la strategicità della chimica di base. Ma il governo cosa fa? Si limita a fare da megafono ai poteri forti. Urso si presenta ai tavoli di crisi in ritardo e, quando finalmente si siede, lo fa sempre dalla parte sbagliata”.
“Settore in ginocchio, governo assente”
Appendino ha poi ampliato il discorso alla fotografia complessiva dell’industria italiana: “Siamo a 26 mesi consecutivi di calo della produzione. Interi distretti si stanno spegnendo, le competenze si disperdono, le crisi aziendali sono raddoppiate in un solo anno. E il ministro? Tranquillo, sereno. Ma quella non è calma, è incoscienza. Mentre aspetta di capire ‘che vento tira a Washington’, le imprese chiudono, gli operai finiscono in cassa integrazione e i giovani emigrano”.
Il Movimento 5 Stelle denuncia una politica industriale fatta di slogan e ritardi, e punta il dito anche contro i fallimenti strutturali del governo: “Avete smantellato l’ACE, cancellato gli incentivi per l’automotive, sabotato la Transizione 5.0. Sull’Ilva di Taranto state collezionando un disastro dopo l’altro. E ora cosa fate? Date la colpa ai magistrati che difendono la salute pubblica. È tempo che Urso smetta di raccontare favole e prenda atto del suo fallimento.”
“Investimenti in armi, non in lavoro”
La stoccata finale, però, è tutta per la presidente del Consiglio. Nel suo intervento alla Camera, Appendino ha duramente contestato la crescente militarizzazione della spesa pubblica. “Non ci sono fondi per i cassintegrati, per la prevenzione dei tumori o per le donne. Ma trovate 10 miliardi per le armi in pochi mesi. Meloni dice di essere donna, madre e cristiana? Allora ascolti Papa Francesco, che parla di pace disarmata. Ma non lo farà: ha scelto la guerra, non il lavoro; Trump, non le imprese italiane”.
“Chi volta le spalle al proprio Paese – ha concluso – non è un patriota. È un traditore.”
Tra indignazione politica e appelli accorati, il Movimento 5 Stelle si propone come voce di opposizione dura e intransigente, in nome di una reindustrializzazione sostenibile e pacifica. Una sfida aperta al cuore delle politiche economiche e internazionali del governo Meloni.
