3 Luglio 2026, venerdì
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Trump verso il riconoscimento dello Stato palestinese? Smentita secca dall’ambasciatore USA in Israele

Il Jerusalem Post rilancia indiscrezioni da fonti del Golfo: l’ex presidente pronto ad annunciare una svolta diplomatica. Ma Washington frena: “Totale invenzione”.

Gerusalemme – Donald Trump starebbe valutando il riconoscimento ufficiale dello Stato della Palestina. A lanciare l’indiscrezione è il Jerusalem Post, che cita fonti diplomatiche provenienti da alcuni Paesi del Golfo Persico, secondo cui l’ex presidente americano — e ora di nuovo candidato repubblicano per le elezioni del 2024 — sarebbe pronto ad annunciare il gesto simbolicamente dirompente nel quadro di una futura strategia di riequilibrio mediorientale.

Una mossa che, se confermata, segnerebbe una clamorosa inversione rispetto alla politica perseguita da Trump durante il suo primo mandato, incentrata su un sostegno quasi incondizionato a Israele e culminata negli Accordi di Abramo e nel controverso spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme.

Ma a spegnere sul nascere ogni speculazione ci ha pensato l’ambasciatore americano in Israele, Jack Lew, che ha definito la notizia una “completa sciocchezza”. Nessuna apertura, dunque, almeno per ora, da parte dell’amministrazione statunitense, né ufficiale né ufficiosa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano, l’idea del riconoscimento formale della Palestina da parte di Trump sarebbe emersa in colloqui riservati con interlocutori arabi interessati a rilanciare il dossier israelo-palestinese, oggi congelato dopo anni di stallo e tensioni. Alcuni analisti vedrebbero in questa presunta apertura una manovra di realpolitik: un modo per attrarre simpatie nel mondo arabo, in vista del voto, senza compromettere il legame strategico con Tel Aviv.

La notizia arriva in un momento di forti tensioni regionali, con la guerra a Gaza che continua ad alimentare una crisi umanitaria senza precedenti e un’attenzione diplomatica internazionale in parte concentrata sulle prospettive di una soluzione a due Stati, sostenuta formalmente da diverse potenze occidentali, ma mai concretamente avanzata.

Non è la prima volta che si rincorrono voci su una possibile sterzata diplomatica da parte di Trump in caso di ritorno alla Casa Bianca, ma anche stavolta l’entourage repubblicano smentisce. Resta da capire se dietro a queste fughe di notizie ci sia una regia politica, un tentativo di testare il terreno o solo una boutade mediatica.

Nel frattempo, la questione palestinese resta uno dei nodi centrali — e più delicati — dell’intera architettura geopolitica mediorientale, con un equilibrio sempre più fragile tra alleanze, interessi economici e rivendicazioni storiche.

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