3 Luglio 2026, venerdì
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NATO, nuovo obiettivo di spesa: il 5% del PIL tra difesa tradizionale e minacce del futuro

Al vertice di giugno all’Aia si discuterà la proposta del segretario Rutte: 3,5% per forze armate convenzionali e 1,5% per sfide emergenti come cybersicurezza e guerra ibrida. Gli Stati Uniti spingono per un impegno ambizioso.

BRUXELLES – La NATO si prepara a voltare pagina sul fronte della spesa militare, con una proposta che ridefinisce i parametri di investimento dei Paesi membri per affrontare un mondo sempre più instabile e tecnologicamente complesso. Il Consiglio Atlantico ha messo sul tavolo la proposta ufficiale del segretario designato Mark Rutte: portare gli investimenti nella difesa al 5% del Prodotto interno lordo, suddivisi tra apparati militari tradizionali e le cosiddette “nuove sfide”.

Una cifra senza precedenti nella storia recente dell’Alleanza Atlantica, che potrebbe diventare vincolante nel prossimo vertice dei leader NATO in programma a L’Aia a giugno. A sostenerla con forza sono soprattutto gli Stati Uniti, che da tempo chiedono agli alleati europei di assumersi maggiori responsabilità e oneri nella difesa collettiva, soprattutto alla luce delle rinnovate minacce da Est e della crescente instabilità globale.

Una difesa in due tempi: classica e moderna
Il piano Rutte si articola su due livelli di investimento:

  • 3,5% del PIL destinato alla difesa convenzionale, che comprende mezzi corazzati, forze terrestri, aeronautica, sistemi missilistici, marina e logistica militare;
  • 1,5% dedicato alle “nuove sfide”, che includono la sicurezza cibernetica, la guerra ibrida, l’intelligenza artificiale applicata alla difesa, la protezione delle infrastrutture critiche, la disinformazione e la resilienza delle società democratiche.

Si tratta di una visione che supera l’attuale obiettivo del 2% del PIL (fissato nel 2014 e ancora oggi non pienamente raggiunto da diversi membri), riconoscendo che il pericolo oggi non arriva solo da carri armati ai confini, ma anche da virus informatici, campagne di destabilizzazione e attacchi contro le reti energetiche e sanitarie.

Una proposta in linea con i tempi
La proposta riflette la necessità di una difesa più ampia e flessibile, che tenga conto delle trasformazioni del campo di battaglia e del ruolo crescente della tecnologia e delle vulnerabilità sistemiche. I recenti attacchi ibridi a infrastrutture critiche in Europa e le interferenze digitali in numerose campagne elettorali hanno dimostrato come i conflitti moderni si combattano sempre meno solo con mezzi militari tradizionali.

Allo stesso tempo, la pressione della guerra in Ucraina ha rivelato quanto sia ancora fondamentale mantenere un’efficace capacità convenzionale. L’Alleanza, oggi più che mai, deve affrontare una duplice sfida: rafforzare i suoi eserciti e adattarsi a minacce che non sparano proiettili, ma che possono comunque paralizzare un Paese.

Il confronto tra alleati
Il cammino verso l’adozione definitiva della proposta non sarà semplice. Alcuni membri, in particolare nell’Europa meridionale, hanno già espresso perplessità sulla sostenibilità economica di un target così elevato, soprattutto in un momento in cui l’inflazione e la crisi energetica mettono sotto pressione i bilanci nazionali. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche, l’idea di una spesa suddivisa per settori – “difesa dura” e “difesa intelligente” – potrebbe facilitare il compromesso.

Il segretario generale uscente Jens Stoltenberg ha più volte ricordato che “non si può più tornare al tempo della pace illusoria”, e che l’impegno collettivo nella NATO “non può più essere opzionale”. Rutte, che lo succederà alla guida dell’Alleanza, vuole lasciare subito il segno con una strategia che alzi l’asticella e rilanci la coesione euro-atlantica.

L’Aia, giugno 2025: il momento della verità
Il vertice di giugno sarà decisivo per capire se i 32 Paesi membri accetteranno questo salto di qualità. L’obiettivo del 5% rappresenta una ridefinizione profonda del concetto di sicurezza e della condivisione degli oneri. Se approvato, segnerà una svolta storica, consacrando una nuova stagione della NATO, non solo più armata, ma anche più consapevole dei cambiamenti geopolitici e tecnologici del XXI secolo.

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