Roma – Due giornalisti di Fanpage.it spiati con spyware di livello militare, sviluppato da aziende private per essere venduto a governi o attori con enormi risorse. Zero risposte, molte domande. A rilanciare il caso è Sandro Ruotolo, responsabile per informazione, cultura e memoria nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che punta il dito contro l’inerzia dell’esecutivo.
“Un secondo giornalista di Fanpage ha ricevuto una notifica da Apple: è stato bersaglio di uno spyware mercenario altamente sofisticato. Lo stesso tipo di attacco che mesi fa aveva colpito il direttore Francesco Cancellato”, afferma Ruotolo. “Due professionisti, due dispositivi violati, nessun colpevole identificato. Questo silenzio è inaccettabile”.
Il software utilizzato rientra nella categoria degli spyware “mercenari”, come Pegasus o Predator, progettati per infiltrarsi nei dispositivi personali senza lasciare tracce. Apple ha confermato che notifiche simili sono state inviate in oltre 150 Paesi, una minaccia globale, ma con implicazioni gravi anche sul fronte interno.
Ruotolo incalza il governo: “Se l’Italia non è coinvolta, allora perché non chiede ufficialmente chiarimenti all’azienda sviluppatrice, Paragon Solutions, che ha ammesso di poter risalire nei propri database alle attività svolte con i suoi software? Perché questa opacità?”
Il parlamentare europeo del PD ricorda che l’European Media Freedom Act, approvato dal Parlamento UE, all’articolo 4 proibisce l’uso di spyware contro i giornalisti, stabilendo un principio già valido dal punto di vista politico e morale, in attesa della piena entrata in vigore prevista per l’agosto 2025.
“L’Italia – sottolinea ancora Ruotolo – ha anche una norma interna, la legge n. 124 del 2007, che disciplina i servizi di sicurezza: all’articolo 17 si vieta esplicitamente ogni attività d’intelligence ai danni di giornalisti professionisti. Se dunque non sono stati i servizi, chi ha avuto accesso a questi strumenti? E con quale autorizzazione?”
La denuncia è netta: “Il silenzio è diventato un boato. Questi giornalisti non stavano progettando attentati né trafficando armi. Stavano facendo il proprio mestiere: inchieste. E le facevano bene. È questa la vera minaccia per qualcuno?”
Ruotolo conclude con un appello forte: “Chi sorveglia la stampa libera mette in discussione i fondamenti stessi della democrazia. Se il Governo Meloni continuerà a negare senza chiarire, sarà l’Unione europea a dover intervenire”.
