Il governo trova miliardi per il riarmo, ma continua a dire che non ci sono fondi per i servizi essenziali. A denunciarlo è Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che interviene con tono netto dopo l’annuncio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, sull’obiettivo di portare la spesa militare italiana al 2% del PIL entro il 2024.
Una scelta che vale circa 8-10 miliardi di euro in più, secondo le stime, e che solleva interrogativi profondi sulle priorità dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
- “Non è la coperta a essere corta. È il governo Meloni che la tira dalla parte sbagliata. C’è chi sceglie le armi, e chi avrebbe scelto la scuola, la salute, il lavoro”
— Chiara Appendino, M5S
La parlamentare sottolinea come da oltre due anni il governo lamenti una cronica scarsità di risorse per settori cruciali come sanità, pensioni, istruzione e lavoro. “Eppure – prosegue – in pochi mesi si riesce a reperire una cifra enorme per la difesa. È evidente che si tratta di una precisa scelta politica”.
A dare forza alle sue critiche è anche un recente report dell’Ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui l’incremento della spesa militare rischia di produrre un effetto regressivo, drenando risorse da altri capitoli di spesa pubblica. In altre parole, il peso economico potrebbe ricadere, ancora una volta, sulle famiglie e sui servizi.
L’Italia si adegua così alla linea NATO, che da tempo chiede agli Stati membri di raggiungere la soglia del 2% del PIL in investimenti per la difesa. Una linea sostenuta con decisione da Washington e rilanciata in Europa alla luce della guerra in Ucraina e delle nuove tensioni geopolitiche.
Ma Appendino – come tutto il Movimento 5 Stelle – si oppone a questa accelerazione. “Non siamo contro la difesa – precisa – ma riteniamo irresponsabile aumentare la spesa militare in un Paese dove i medici mancano, gli insegnanti sono precari e i salari sono fermi da vent’anni”.
Secondo i dati dell’Osservatorio Economico del M5S, negli ultimi tre anni l’Italia ha già aumentato le spese militari del 25%, mentre il fondo sanitario nazionale è cresciuto a un ritmo molto più lento, spesso al di sotto dell’inflazione.
In un quadro di inflazione elevata, precarietà diffusa e crescente sfiducia verso le istituzioni, il riarmo rischia di diventare un simbolo divisivo: “Serve una politica che difenda i cittadini, non solo i confini”, conclude Appendino.
