24 Giugno 2026, mercoledì
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Iran-USA, riparte la diplomazia sul nucleare: colloqui indiretti in Oman

A Muscat si riaccende il confronto tra Washington e Teheran. Dialogo mediato dall’Oman tra speranze di distensione e tensioni irrisolte

Un fragile ritorno al dialogo tra Stati Uniti e Iran prende forma a Muscat, capitale dell’Oman, dove sono iniziati nuovi colloqui sul controverso programma nucleare iraniano. Si tratta di incontri indiretti, con Teheran e Washington che non si siedono allo stesso tavolo, ma affidano le proprie comunicazioni alla mediazione del ministro degli Esteri omanita, Badr bin Hamad Al Busaidi.

Il primo a rompere il ghiaccio è stato Abbas Araghchi, diplomatico di lungo corso e figura chiave della diplomazia nucleare iraniana, che ha incontrato questa mattina i funzionari dell’Oman per avviare il dialogo. Le delegazioni americana e iraniana, secondo quanto riportato da fonti ufficiali di Teheran, hanno poi avuto incontri separati con Al Busaidi, nell’ambito di una trattativa che mira a ricostruire un canale di comunicazione stabile tra i due storici avversari.

I colloqui, ancora in una fase preliminare, si inseriscono nel solco degli sforzi internazionali per riportare in vita l’accordo sul nucleare (JCPOA), firmato nel 2015 e abbandonato unilateralmente dagli Stati Uniti nel 2018 sotto l’amministrazione Trump. Da allora, il clima è drasticamente peggiorato, con l’Iran che ha progressivamente rialzato il livello di arricchimento dell’uranio e l’Occidente che ha risposto con nuove sanzioni e pressioni diplomatiche.

Il ritorno al tavolo – seppur con modalità indirette – segna un timido segnale di distensione, anche se le parti restano distanti su molti dossier: dai limiti imposti al programma nucleare iraniano alle garanzie richieste da Teheran contro future uscite unilaterali americane. Non da ultimo, il contesto geopolitico complicato, segnato da crisi regionali, guerra a Gaza, tensioni nel Golfo e alleanze sempre più fluide, rende il percorso verso un accordo più incerto che mai.

L’Oman, paese tradizionalmente neutrale e già mediatore in passato, torna così a svolgere un ruolo centrale nei delicati equilibri del Medio Oriente, cercando di riannodare i fili di una diplomazia interrotta, ma mai definitivamente abbandonata.

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