Dopo aver ucciso brutalmente Ilaria Sula, 22 anni, e aver occultato il suo corpo, Mark Antony Samson si è seduto al tavolo di un locale per mangiare una piadina. A condividere quel pasto surreale, un’amica della giovane studentessa, ignara dell’orrore che si era appena consumato. Il dettaglio, agghiacciante nella sua freddezza, emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma.
Secondo quanto riportato nel provvedimento, Samson non solo ha mantenuto una calma glaciale dopo il delitto, ma ha persino conversato con la ragazza di argomenti “superficiali e banali”. Si è parlato di compleanni, di cornetti portati in regalo per una misteriosa “altra ragazza”, di questioni quotidiane che sembravano provenire da una realtà parallela, completamente scollegata dalla tragedia appena consumata.
Ma c’è di più. Mentre la famiglia di Ilaria cominciava a temere il peggio, Samson – sempre secondo il gip – non si è fatto scrupolo di inviare messaggi al padre della giovane, fingendo che fossero scritti dalla figlia. Una messinscena calcolata, portata avanti con lucidità, forse nel tentativo di guadagnare tempo e sviare le indagini.
Il quadro che emerge dall’ordinanza è quello di una mente fredda, capace di una dissimulazione disturbante. Nessun pentimento, nessuna traccia di turbamento emotivo: solo una gestione meticolosa del post-delitto, culminata in un pasto consumato con leggerezza, mentre la vittima giaceva senza vita, abbandonata.
Il giudice sottolinea il totale distacco emotivo mostrato da Samson, che ha saputo ingannare anche chi gli era vicino. Una recita perfetta, se non fosse per i dettagli che hanno iniziato a incrinarsi e che, tassello dopo tassello, hanno portato alla sua incriminazione.
Il caso di Ilaria Sula scuote per la sua brutalità, ma forse ancora di più per l’inquietante normalità con cui il suo assassino ha vissuto le ore successive al crimine. Una piadina, due chiacchiere e nessun rimorso: è questa l’immagine che resta impressa, crudele e assurda, nel racconto della giustizia.
