Il Consiglio d’Europa torna a puntare i riflettori sull’Ungheria e sulle sue politiche restrittive nei confronti della comunità LGBTQI+. In una lettera ufficiale indirizzata al presidente dell’Assemblea nazionale ungherese, Lazlo Kover, il commissario per i diritti umani dell’organizzazione, Michael O’Flaherty, ha espresso forte preoccupazione per l’attuale normativa sul diritto di riunione. Secondo O’Flaherty, la legge in vigore, di fatto, impedisce lo svolgimento di eventi pacifici come le marce del Pride, costituendo una grave violazione dei diritti fondamentali.
L’appello del Consiglio d’Europa è chiaro: Budapest dovrebbe emendare la legislazione esistente per garantire che le persone LGBTQI+ possano esercitare pienamente il loro diritto alla libertà di riunione e di espressione, senza discriminazioni o restrizioni arbitrarie. Inoltre, il commissario ha esortato le autorità ungheresi a non approvare nuove proposte legislative che possano ulteriormente minacciare i diritti della comunità arcobaleno.
L’Unione Europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) hanno più volte ribadito che il divieto di manifestazioni come i Pride viola i principi fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto. Diverse sentenze della CEDU hanno già condannato misure simili adottate in altri Paesi, stabilendo che il diritto di riunione pacifica non può essere negato per motivi discriminatori.
Negli ultimi anni, l’Ungheria è finita più volte sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles per le sue politiche sempre più restrittive nei confronti della comunità LGBTQI+. Dal 2021, il governo guidato da Viktor Orbán ha introdotto leggi che limitano la rappresentazione dell’omosessualità e dell’identità di genere nei media e nelle scuole, scatenando dure reazioni a livello internazionale.
L’intervento del Consiglio d’Europa rappresenta un ulteriore segnale della crescente pressione sull’Ungheria affinché allinei la propria legislazione agli standard europei in materia di diritti umani. Resta da vedere se Budapest risponderà a questo appello o se continuerà sulla strada delle restrizioni, rischiando nuove sanzioni e isolamenti diplomatici all’interno dell’UE.
