8 Luglio 2026, mercoledì
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La Corte Suprema degli Stati Uniti respinge Donald Trump sui fondi Usaid: una sconfitta per la Casa Bianca

Con una decisione netta, i giudici della Corte Suprema ordinano il ripristino dei fondi Usaid destinati agli appaltatori. La Groenlandia risponde a Trump: "Non siamo in vendita".

Una netta sconfitta per Donald Trump arriva dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bocciato la sua richiesta di sospendere i fondi destinati dall’Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid). I giudici hanno deciso, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, che devono essere immediatamente ripristinati i due miliardi di dollari necessari a saldare i debiti verso gli appaltatori che hanno già completato i loro lavori per Usaid. La decisione è arrivata dopo che la Casa Bianca aveva tentato di bloccare l’ordinanza di un tribunale di primo grado, ma i giudici supremi hanno deciso in favore dei contratti già stipulati, mantenendo la legalità degli impegni finanziari presi dall’Agenzia.

Questo colpo per Trump giunge in un momento politicamente delicato, subito dopo il suo discorso sullo Stato dell’Unione, dove ha toccato temi scottanti come i dazi commerciali, con particolare attenzione alle dispute con Canada e Messico, ma anche alle ambizioni espansionistiche sulla Groenlandia. Proprio sulla questione groenlandese, la tensione con il presidente americano si è intensificata dopo che Trump aveva suggerito la possibilità di acquisire il territorio danese. La risposta da Nuuk, capitale della Groenlandia, non si è fatta attendere: la premier groenlandese, Mette Frederiksen, ha pubblicato sui social un chiaro messaggio: “Non siamo in vendita”, sottolineando l’indipendenza e la sovranità del paese.

Il caso Usaid si inserisce in un contesto più ampio di sfide legali che Trump ha affrontato durante il suo mandato, ma la decisione della Corte Suprema segna un momento importante, poiché ribadisce il principio della protezione degli accordi internazionali e dei diritti degli appaltatori. La bocciatura arriva in un periodo in cui Trump, impegnato a consolidare la sua posizione politica in vista delle prossime elezioni, deve anche fare i conti con questioni legali che non solo minano la sua immagine, ma che coinvolgono direttamente anche le politiche estere del suo governo.

Nel discorso sullo Stato dell’Unione, oltre ai dazi, Trump aveva anche evidenziato la sua visione riguardo al canale di Panama, un altro tema sensibile di politica internazionale, ma la questione dei fondi Usaid e la reazione internazionale sulla Groenlandia hanno dominato la scena nei giorni successivi. Con la sentenza della Corte Suprema, il presidente si ritrova a dover fare i conti con una pesante sconfitta legale che mina la sua autorità, aggiungendo un ulteriore tassello alle sue difficoltà politiche.

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