Nei Campi Flegrei la terra continua a muoversi, con un ritmo che non lascia spazio a dubbi: il bradisismo, il lento innalzamento o abbassamento del suolo dovuto all’attività vulcanica sotterranea, sta accelerando. Dall’inizio di gennaio 2024 a oggi, il livello del suolo nell’area di massima deformazione si è sollevato di circa 21 centimetri, un dato che emerge dall’ultimo bollettino di sorveglianza dell’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
L’incremento, rilevato nella settimana tra il 17 e il 23 febbraio, rappresenta uno dei più rapidi registrati negli ultimi anni, suscitando allarme tra gli abitanti e gli esperti. Il bradisismo, fenomeno già noto nella storia dei Campi Flegrei, ha assunto negli ultimi mesi una dinamica sempre più intensa, con conseguenze visibili sul territorio e sulla vita quotidiana della popolazione locale.
Voci dal territorio: il mare si allontana
Non è solo la terraferma a risentire di questo movimento incessante. Le acque del mare lungo la costa flegrea sembrano progressivamente ritirarsi, un effetto diretto del sollevamento del suolo. “Il bradisismo ci sta cacciando anche dal mare” raccontano i pescatori locali, testimoni di un cambiamento che si riflette sulla linea di costa e sulle loro attività. Le barche, un tempo facilmente ormeggiate, ora devono affrontare fondali sempre più bassi, rendendo più complicate le manovre e l’accesso ai punti di attracco.
Monitoraggio costante e ipotesi future
Gli strumenti di monitoraggio dell’Ingv tengono sotto costante osservazione il fenomeno, che viene attentamente analizzato per valutarne l’evoluzione e le possibili implicazioni. Secondo gli esperti, l’attività bradisismica è legata alla pressione dei fluidi vulcanici nelle profondità della caldera flegrea, una delle aree vulcaniche più pericolose al mondo per densità abitativa e potenziale eruttivo.
Le ipotesi future restano incerte, con scenari che spaziano da un rallentamento del fenomeno a una sua ulteriore accelerazione. La popolazione locale, intanto, continua a convivere con l’instabilità della propria terra, in un delicato equilibrio tra paura e speranza, mentre la natura scrive il suo millenario racconto di trasformazione.
