Un nuovo dramma di sangue sconvolge la Repubblica Democratica del Congo. Oltre 70 cristiani sono stati brutalmente uccisi tra il 12 e il 15 febbraio nel villaggio di Maiba, nei pressi di Lubero, nel Nord Kivu. A rivelarlo sono fonti locali di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che hanno denunciato l’atrocità compiuta dai ribelli delle Allied Democratic Forces (Adf), gruppo terroristico islamista originario dell’Uganda, noto per le sue spietate incursioni nella regione.
L’attacco ha colpito una chiesa protestante, trasformandola in un teatro di orrore. Secondo le testimonianze raccolte da Acs, circa 100 persone sono state prese in ostaggio: molti sono stati legati, altri barbaramente decapitati. Tra le vittime, anche donne, bambini e anziani, colpiti senza pietà in un’ondata di violenza cieca che ha devastato la comunità locale.
Il Nord Kivu, già fragile per decenni di instabilità e conflitti armati, continua a essere un terreno fertile per gruppi armati come le Adf, che seminano terrore tra la popolazione civile. Questo nuovo massacro riaccende l’allarme internazionale sulle condizioni di sicurezza nella regione e mette in luce l’urgenza di interventi concreti per fermare le atrocità che continuano a colpire i più vulnerabili.
Le immagini del villaggio devastato e i racconti dei pochi sopravvissuti disegnano un quadro desolante di distruzione e dolore. Intanto, le comunità locali chiedono giustizia e protezione, mentre cresce l’appello della Chiesa e delle organizzazioni umanitarie affinché la tragedia del Nord Kivu non cada nell’oblio.
