La macchina organizzativa della Conservative Political Action Conference (Cpac) non rallenta, nemmeno dopo la bufera internazionale scatenata dal gesto di Steve Bannon, immortalato mentre eseguiva un saluto romano, gesto simbolo del nazifascismo. Mentre le polemiche infuriano, la premier Giorgia Meloni conferma la sua partecipazione — seppur in videocollegamento — alla convention dei conservatori americani. Una scelta che accende il dibattito politico in Italia e in Europa, soprattutto dopo la decisione del leader del Rassemblement National francese, Jordan Bardella, di annullare la sua partecipazione in segno di dissenso.
Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI) non usa mezzi termini: “Il gesto di Bannon è gravissimo, richiama rituali nazisti e simboli che la storia ha condannato con il sangue di milioni di vittime. Sono certo che Giorgia Meloni non avrà difficoltà a prendere le distanze. Su queste cose non si scherza: ammiccare agli estremismi più pericolosi sarebbe un errore fatale”. Mulè invita alla cautela, sottolineando come anche solo giustificare determinati simbolismi rappresenti “un danno enorme per l’umanità”.
Ma mentre la tensione politica sale, dall’altra parte dell’Atlantico c’è chi guarda all’Italia come prossima sede della convention. Matt Schlapp, presidente dell’American Conservative Union e mente della Cpac, ha annunciato che si sta lavorando a un piano con Fratelli d’Italia per portare la manifestazione nel nostro Paese già quest’anno. “L’Italia è cruciale in Europa, e la sintonia con il governo Meloni è totale”, ha dichiarato Schlapp in un’intervista a La Repubblica, auspicando un invito ufficiale da parte della premier durante il suo intervento.
La proposta di ospitare la Cpac in Italia segna un cambio di rotta: finora l’edizione europea si era svolta in Ungheria, ma la crescente centralità italiana nelle dinamiche conservatrici internazionali la rende una candidata ideale. Restano però gli ostacoli economici: organizzare un evento di questa portata richiede finanziamenti milionari e la collaborazione di sponsor privati e istituzioni pubbliche.
Tra i nomi di punta attesi alla convention spicca anche quello dell’ex presidente Donald Trump, il cui intervento si preannuncia uno dei momenti clou dell’evento.
Il corteggiamento tra i conservatori americani e l’Italia avanza, ma la partecipazione di Meloni in un contesto così carico di tensioni ideologiche solleva interrogativi sulla posizione internazionale del governo. Resta da vedere se la premier saprà tracciare una netta linea di demarcazione rispetto a derive estremiste o se, pur mantenendo le distanze formali, continuerà a coltivare un dialogo strategico con l’ala dura del conservatorismo americano.
