A cura di Dario Ricci
MILANO, 10 febbraio 2025 – In una Milano avvolta dal freddo pungente di febbraio, tra cantieri e progetti di riqualificazione, si consuma l’ennesimo capitolo di uno scontro politico sempre più acceso. Il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, si erge a scudo di Daniela Santanché, Ministra del Turismo, travolta dalla bufera giudiziaria legata al caso Visibilia.
Durante un sopralluogo presso le aree dell’ex Scalo di Porta Romana, tra operai e ingegneri intenti a trasformare il volto della città, Salvini non ha esitato a esprimere la sua posizione con tono deciso: “Uno è innocente fino a quando non è condannato in tre gradi di giudizio. Non vedo perché ci si debba dimettere per un avviso di garanzia o per un rinvio a giudizio”. Parole che rimbalzano nei palazzi del potere e accendono il dibattito pubblico.
Il rinvio a giudizio della Santanché, avvenuto il 17 gennaio scorso, affonda le sue radici nella gestione della società editoriale Visibilia, di cui la ministra è stata presidente e amministratrice delegata fino al 2022. Le accuse parlano di false comunicazioni sociali, un reato che getta ombre sul suo operato imprenditoriale. Lei, tuttavia, non arretra di un millimetro, respinge ogni addebito e continua a rivendicare la propria innocenza con fierezza.
Dall’altro lato, le opposizioni non mollano la presa. Chiedono con forza le dimissioni della ministra, sostenendo che la sua permanenza nel governo sia un colpo alla credibilità delle istituzioni. “Un esecutivo non può permettersi macchie simili, serve trasparenza e rispetto per i cittadini”, tuonano dalle fila del centrosinistra.
Ma Salvini non intende cedere alle pressioni. La sua difesa della collega si fa scudo del principio del garantismo, un valore che rivendica come fondamento dello Stato di diritto. “Un rinvio a giudizio non equivale a una condanna”, ribadisce con fermezza. “Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso senza processi sommari”.
La vicenda si inserisce in un contesto politico già incandescente. Il governo Meloni, già sotto il fuoco incrociato per altre questioni giudiziarie che coinvolgono membri dell’esecutivo, vede nella questione Santanché una nuova mina pronta a esplodere. Il dibattito sulla trasparenza e l’etica in politica si riaccende con forza, dividendo l’opinione pubblica tra chi invoca rigore morale e chi difende il principio di non colpevolezza fino a prova contraria.
Mentre le polemiche infuriano nei talk show e nei social, la politica italiana si trova ancora una volta davanti a una scelta cruciale: difendere a oltranza i propri esponenti o alzare l’asticella della responsabilità politica? Il caso Santanché potrebbe diventare il simbolo di una stagione di cambiamento o l’ennesimo episodio di una battaglia infinita tra giustizia e politica.
