La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni continua a rimanere in silenzio sul caso Almasri. Sono passati ben 18 giorni da quando il Movimento 5 Stelle ha chiesto che riferisse in Parlamento sulla vicenda, ma di lei nessuna traccia. “Meloni scappa. Non ci mette la faccia. Fino a quando continuerà a nascondersi?”, accusa la vicepresidente del M5S Chiara Appendino in un post infuocato sui social.
Secondo Appendino, la Premier avrebbe potuto essere sincera fin dall’inizio e ammettere che la liberazione di Almasri non era frutto di un incidente diplomatico, ma di una scelta precisa, dettata dalla realpolitik e dalla volontà di evitare nuovi sbarchi, salvaguardando al contempo gli interessi dell’Eni. “Saremmo entrati nel merito della questione e le avremmo risposto che non si trattava di realpolitik, ma dell’ennesimo fallimento della sua gestione migratoria”, sottolinea la deputata pentastellata.
E in effetti, l’elenco dei presunti fallimenti della Premier in materia di immigrazione è lungo: dal famigerato “blocco navale” mai realizzato, al record di sbarchi del 2023; dal tanto decantato Piano Mattei, di cui si sono perse le tracce, fino al centro in Albania, che avrebbe dovuto essere un punto di svolta e che invece si è trasformato in un costosissimo rifugio vuoto. “Un canile di lusso costruito con i soldi degli italiani”, lo definisce sarcasticamente Appendino.
Ma c’è di più. La deputata accusa Meloni di aver stretto accordi con “un boia e stupratore di bambini”, trasformando l’Italia in “un porto franco per criminali e i ‘mafiosi del mare'” (espressione usata dalla stessa Premier in passato). Secondo l’esponente del M5S, la strategia della Presidente del Consiglio è chiara: depistare, creare falsi complotti e nemici esterni pur di non ammettere le responsabilità. “Non solo ha taciuto, ma ha pure mandato allo sbaraglio i ministri Piantedosi e Nordio, i quali, perfino in Aula, non sono riusciti a fornire una versione univoca della vicenda”, evidenzia Appendino.
Bugie su bugie, contraddizioni su contraddizioni: questo è, secondo il M5S, il filo conduttore della gestione Meloni sul caso Almasri. Ma la domanda rimane una sola: per quanto tempo ancora la Premier potrà evitare il confronto? “Era il 22 gennaio quando abbiamo chiesto che venisse a riferire in Parlamento. Da allora, silenzio assoluto. Continuerà a scappare o avrà il coraggio di affrontare la realtà?”, conclude Appendino.
Il tempo stringe e il Paese attende risposte.
