Dopo una pausa di oltre due mesi, tornano a pieno regime i trasferimenti di migranti verso l’Albania, nell’ambito degli accordi bilaterali tra Roma e Tirana. Questa mattina, il pattugliatore Cassiopea della Marina Militare ha raggiunto le acque nei pressi di Lampedusa, pronto a imbarcare un gruppo di migranti destinati ai centri di accoglienza e rimpatrio situati nelle città albanesi di Shengjin e Gjader. Quelli stessi divenuti rifugi per cani.
Le operazioni rappresentano un nuovo capitolo di una strategia che punta a decongestionare il sistema di accoglienza italiano, ormai al limite della capacità, trasferendo parte dei richiedenti asilo in strutture al di fuori dei confini nazionali. Tuttavia, questa pratica non è priva di polemiche: già nelle prime tornate di trasferimenti, avvenute tra ottobre e novembre dello scorso anno, i giudici avevano deciso di non convalidare il trattenimento dei migranti nelle strutture albanesi.
Le motivazioni alla base di queste sentenze riguardavano il rispetto delle garanzie giuridiche per i richiedenti asilo, sollevando dubbi sulla conformità degli accordi con i principi del diritto internazionale. In particolare, erano state avanzate perplessità sull’effettiva capacità delle strutture albanesi di garantire standard adeguati di accoglienza e tutela dei diritti umani.
Nonostante le critiche e i procedimenti giudiziari che hanno accompagnato le operazioni precedenti, il governo italiano sembra determinato a proseguire su questa strada, considerandola una soluzione efficace per alleggerire la pressione su isole come Lampedusa, dove il flusso di arrivi non accenna a diminuire.
Intanto, il dibattito resta acceso. Le organizzazioni umanitarie continuano a esprimere preoccupazione per il destino dei migranti trasferiti e chiedono maggiore trasparenza sugli accordi con l’Albania. Anche la società civile albanese si interroga sull’impatto di queste operazioni, tra preoccupazioni logistiche e timori di tensioni sociali.
Nei prossimi giorni, l’attenzione sarà concentrata sulle sentenze dei tribunali, chiamati a esprimersi nuovamente sulla legittimità del trattenimento nei centri albanesi. Il braccio di ferro tra governo e giustizia, quindi, non sembra destinato a risolversi presto, lasciando ancora una volta i migranti al centro di una complessa partita politica e giuridica.
