1 Dicembre 2022, giovedì
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Blue Moka: ”Nel primo disco abbiamo sperimentato cercando modernità”

A cura di Ionela Polinciuc

Già Platone, nell’antica Grecia, tra il 400 e il 300 a.c. diceva: La musica è una legge morale. Essa dà unanima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza, e la vita a tutte le cose. Al riguardo, abbiamo intervistato ”Blue Moka”

Come nasce Blue Moka? 

Nasce fondamentalmente da un’amicizia, inizialmente tra il Batterista Michele Morari e il Chitarrista Michele Bianchi. Da molto giovani abbiamo conosciuto Alberto Gurrisi (Hammondista) e ben presto abbiamo creato una base solida di concerti ed esperienze. Successivamente il gruppo si è allargato con l’inserimento di Emiliano Vernizzi al Sax, elemento che ha portato una ventata di sperimentazione e creatività. Abbiamo iniziato da subito a scrivere musica originale, e durante la collaborazione con  Fabrizio Bosso (nel primo disco e i numerosi tour in giro per l’Italia) abbiamo potuto sperimentare anche sonorità in quintetto.

 Blue Moka si è esibito in alcuni fra i più importanti jazz club e festival jazz italiani. Qual è stato il giorno più importante per voi è perché?

Probabilmente la presentazione del primo disco “Blue Moka” al Blue Note di Milano. Non è facile salire su palchi come quello, soprattutto se suoni la tua musica. Vedere il Club completamente sold-out, a luci spente, con la gente in silenzio che aspetta le prime tue note è davvero indimenticabile. Probabilmente ce ne sono altri di giorni così importanti, non per forza legati al prestigio del palco. A volte anche in un piccolo Club può generarsi qualcosa di magico, e le connessioni che crei con il pubblico a volte sono inaspettate.

Perché proprio questo genere musicale?

Nel primo disco abbiamo sperimentato cercando modernità attorno alle sonorità Hard Bop, un genere che si contraddistingue per energia e impatto sonoro. Qualcosa forse bolliva già in pentola, dal momento che non tutte le tracce di quel disco possono definirsi puramente “Jazz”. Semplicemente col passare del tempo abbiamo notato che l’energia sprigionata da noi quattro andava liberata ulteriormente. Il risultato è quello che si può sentire nelle ultime incisioni, ovvero una matrice armonica e melodica tipica del Jazz, con Groove e Beat che provengono da Generi come RNB, Blues e Funk. Non ci siamo fatti tante domande, semplicemente abbiamo cercato di non definire troppo quello che stava succedendo, e senza rispettare nessun crisma.

Progetti attuali e futuri?

Sicuramente scrivere, registrare e suonare live, il più possibile. E’ bellissimo poter sperimentare in studio e poi poter “devastare” il palco, e il team di lavoro che si è creato attorno a noi è fenomenale. Abbiamo tanta voglia di fare sentire la nostra musica in giro e vedere che le reazioni sono sempre più positive. Ci sono in ballo delle Featuring, magari un cantante. E sicuramente vorremmo registrare ancora un disco con Fabrizio Bosso, che nel corso di questi anni è diventato ormai un partner consolidato, oltre ad essere un vero amico.

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