1 Ottobre 2022, sabato
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Giornalista Cinzia Profita: ” Intervistare qualcuno, ci permette di entrare nel suo mondo diventandone più consapevole”


A cura di Ionela Polinciuc


Un tempo se facevi il giornalista eri una persona forte, qualcuno che dice sempre la verità e che si schiera. Qualcuno che non ha paura di inserire il proprio nome sotto una serie di considerazioni.
Tuttavia, come sono cambiati i tempi, è cambiato anche il giornalismo come la figura del giornalista, ma questo non deve essere per forza un male. Oggi non esiste il copiare una notizia. È su internet? Le persone sui social ne parlano? Allora diventa virale e chiunque vorrebbero scriverci in modo da ottenere le tanto amate visualizzazioni. Peccato però che spesso non si ricordi della cosa fondamentale che un giornalista deve possedere: la passione per il proprio mestiere.
Al riguardo, abbiamo intervistato la giornalista Cinzia Profita.

Com’è cambiato il modo di fare interviste, se è cambiato, negli ultimi vent’anni?
L’intervista è lo strumento chiave per immergersi in qualsiasi progetto, professionale come di vita. Non importa quale mestiere si faccia o quale ruolo si rivesta, sapere intervistare è utile a tutti, perché rende più efficace qualsiasi cosa si intenda realizzare.
Intervistare qualcuno , ci permette di entrare nel suo mondo diventandone più consapevole, questo però funziona se si mettono in atto alcune regole base che ci evitano gli errori più insidiosi.
Le forme di intervista possono essere molte e molto diverse tra di loro, tant’è che dobbiamo parlare di “insieme di tecniche esplorative” che comprende varianti come l’intervista one to one, di gruppo, l’intervista contestuale, quella in presenza, strutturata, narrativa, a distanza, quella operativa, quella esplorativa, quella da apprendista, l’intervista partecipativa, quella guerrilla o la intercept.
L’intervista, va oltre l’ambito più stretto del design per abbracciare obiettivi più ambiziosi e diffusi come quello di conoscere meglio il contesto da affrontare.
Gli errori nelle interviste, che forse oggi si commettono più di ieri, dove vi era maggior deontologia professionale, sono soprattutto di natura semantica, ovvero come si formula la domanda nella sua struttura comportamentale, ovvero come viene posta la domanda e come si conduce l’intervista, tenendo presente lo stato d’animo del nostro interlocutore.
Quali sono i suoi consigli – di vita, di lavoro, di metodo – per chi vorrebbe cimentarsi in questa professione?
Probabilmente non vi è un consiglio principe, ma sicuramente la determinazione e l’essere poliedrici, aiuta molto nel raggiungimento dell’obiettivo.
La caparbietà poi, aiuta a non scoraggiarsi mai al cospetto delle porte chiuse, visto che esse spesso, sono il viatico per le successive gratificazioni.
Quali sono le tre interviste che, secondo lei, hanno cambiato e/o influenzato il genere per sempre?
A mio avviso, tra le interviste che hanno fatto storia , c’è sicuramente quella fatta a Lady Diana.
Il 20 novembre 1995, nel programma d’informazione della Bbc Panorama, andò in onda uno speciale intitolato An Interview with HRH The Princess of Wales: la mitica intervista a Lady Diana, passata alla storia per le dolenti rivelazioni contenute. Davanti al giornalista Martin Bashir (in seguito accusato di aver in qualche modo manipolato la principessa per convincerla a certe dichiarazioni), Diana raccontò le difficoltà del matrimonio con Carlo, gli sforzi disperati per farlo funzionare, i problemi fra depressione e bulimia e le infedeltà , le sue quelle del consorte. Divenne famosissima la frase: “Siamo sempre stati in tre in questo matrimonio, un po’ troppo affollato”, riferendosi a Camilla Parker-Bowles. Le ripercussioni politiche e mediatiche dell’intervista sono state giganti, tanto che il mese dopo la regina Elisabetta impose alla coppia il divorzio.
Un’altra intervista rimasta nella storia, fu quella realizzata a Monica Lewinsky
Un mese dopo che il presidente Bill Clinton fu assolto dall’accusa di impeachment per aver mentito al Congresso sui suoi rapporti con l’ex stagista della Casa bianca Monica Lewinsky, lei rilasciò un’accorata intervista alla giornalista americana Barbara Walters all’interno del programma 20/20. “Ci sono dei giorni in cui rimpiango che la relazione con lui sia mai iniziata e altri in cui rimpiango di essermi mai aperta con Linda Tripp”, disse la giovane donna riferendosi alla sua confidente che aveva passato le registrazioni alla stampa. Nonostante negli anni successivi Lewinsky abbia ribadito il suo distacco e anche il disgusto, nei confronti della relazione con l’allora presidente, nel colloqui del 1999 apparve ancora ferita e confusa sui propri sentimenti, spaventata e atterrita da tutto il clamore politico e mediatico. Negli Stati Uniti l’intervista raccolse un numero record di spettatori, 48,5 milioni, risultato secondo solo all’intervista rilasciata da Michael Jackson a Oprah Winfrey nel 1993, a tutt’oggi il botta e risposta televisivo più visto nella storia del mezzo. Concludo menzionando l’ intervista realizzata a
Fidel Castro nel 1999 dal giornalista e autore del programma Blitz Gianni Minà al presidente cubano . Il politico si confidò al giornalista in una chiacchierata-fiume, che durò ben 16 ore, interamente registrata dalla Rai, che praticamente infranse un record mai realizzato prima. Castro parlò di infiniti argomenti, da Che Guevara (a cui dedicò quasi 60 minuti del suo tempo) ai rapporti con gli Stati Uniti, non fermandosi mai per mangiare se non per sorseggiare del tè tiepido, come ha ricordò lo stesso Minà ,in occasione della sua morte. L’intervista suscitò molto dibattito, soprattutto all’interno della sinistra italiana, nuovamente divisa sulla valutazione storica di Fidel Castro, sospeso fra l’icona di un rivoluzionario idealista e quella di un dittatore oppressivo
Dott.ssa Profita: quali sono i suoi progetti attuali e futuri?
I miei progetti li costruisco in itinere, giorno dopo giorno senza mai programmare troppo. La vita mi ha insegnato che la progettazione a lungo termine, può deludere rispetto alle aspettative iniziali o addirittura può capitare che quanto avviene, nel corso della propria vita professionale, vada ben aldilà degli obiettivi prefissati. Vivo con intensità il presente, amando con tutta me stessa, ogni cosa che faccio; dal programma televisivo al documentario ,dal report sportivo a quello di cronaca . Mi calo con ardore in ogni ruolo , assaporandone l’essenza e facendo in modo che rappresenti per me, una crescita professionale e umana

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