30 Giugno 2022, giovedì
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Paolo Esposito: ” Fare il mestiere da giornalista, ormai è diventato un’impresa”

A cura di Ionela Polinciuc

Sappiamo tutti che il Giornalismo non è un mestiere per niente facile. Oltre ad essere carico di responsabilità, sia verso la testata giornalistica, sia verso i fruitori, è anche un ruolo altamente delicato. Pensiamo per un’attimo ai casi di Giulio Regeni e di Patrick Zaky, non giornalisti, ma ricercatori e divulgatori di cultura. Oppure, ricordiamo  Daphne Caruana Galizia, reporter uccisa in un attentato a Malta, a causa delle sue denunce pubbliche sui legami con la mafia, con i paradisi fiscali, con il giro delle cittadinanze a pagamento del suo Paese d’origine. Si potrebbero fare centinaia di nomi, per far capire quant’è difficile fare il giornalista, ma oltre a tutto questo si aggiunge anche la crisi. Abbiamo intervistato il Giornalista Paolo Esposito, vediamo cosa ne pensa del futuro del giornalismo.

Come mai il giornalismo sportivo italiano ha subito negli anni un lento declino, fatte salve alcune eccezioni? 
Forse perché oggi ci stanno più giornalisti raccomandati. Una volta il giornalista si faceva da sé, faceva la gavetta. Oggi, tranne in alcuni casi, non più. Secondo Lei in tutto questo, incide molto anche la politica italiana?La politica italiana incide anche sui media, anche in televisione. Qualsiasi partito sarà al Governo vuole che Rai faccia come dicono loro. Finché ci sarà questo, non si cresce mai, nemmeno al livello giornalistico.

Quindi, fare giornalismo diventa un’impresa?
Si. Diventa un’impresa. Anche perché i giornalisti, i ragazzi sono molto poco remunerati anche a livello economico. Anche perché c’è crisi….da sempre in questo settore. Per cui oggi forse riescono a guadagnare qualche spicciolo scrivendo sui siti privati. La situazione è molto fosca.In questa situazione quali consigli si sente di dare a chi vuole provare ad entrare in questo mondo?Se hai carattere, se hai voglia di fare, se hai intraprendenza, grinta, allora provaci. Ma se non hai queste peculiarità, è meglio trovarsi un altro mestiere.

Come immagina il futuro del giornalismo, quale sarà il percorso che prenderà tra carta stampata e il mondo del web?
La carta stampata ormai scompare piano piano. Quello che è il presente, il futuro, sarà il web. 

Lavora in televisione da molti anni. Secondo Lei, la radio fa la magia? Nel senso: Come mai nell’epoca dei social network, tv e internet lo sport alla radio è ancora molto ascoltato?
La radio resta qualcosa di magico, proprio perché non vedi ciò che accade ma senti ciò che ti raccontano. Sono cresciuto in radio, facevo dei programmi radiofonici musicali improntati su Claudio Baglioni che è il mio cantante preferito. Facevo dei special settimanali, facevo anche una fans club di Claudio Baglioni. Posso dire che la radio fa fantasticare meglio, invece la televisione la vedi e basta.

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