22 Maggio 2022, domenica
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Dott.ssa. Margherita Morelli: ” Noi giudici di pace siamo una categoria non tutelata”

A cura di Ionela Polinciuc

La categoria dei funzionari onorari, e quindi anche dei giudici di pace, non lavora “alle dipendenze” dello Stato, ma presta un servizio volontario con funzioni pubbliche.Una recentissima sentenza della Cassazione  ha chiarito come deve essere qualificato il rapporto di lavoro tra giudici di pace e Ministero della Giustizia. Non si tratta di un rapporto di pubblico impiego ma di un rapporto di servizio volontario “con funzioni pubbliche”. Abbiamo intervistato la Dott.ssa. Margherita Morelli, per avere ulteriori informazioni.

Quali sono le problematiche principali che incontriamo quando parliamo della riforma dei giudice di pace?

Le problematiche che noi stiamo incontrando, sono problematiche che sono sempre esistite e riguardano lo status e la condizioni dei lavoratori subordinato che non sono mai state affrontate seriamente. I giudici onorari ormai svolgono un lavoro a tempo pieno, questo è un dato di fatto. Molti sono in servizio da 30 anni e molti hanno lasciato le attività. Definirli volontari è una forma di retorica che è diventata inaccettabile. Quando si è cercato di risolvere i problemi, sono stati istituiti dei tavoli tecnici, prima con il Ministro Bonafede, poi addirittura una commissione che è stata istituita dalla Ministra Cartabia, ma queste risoluzioni hanno avuto più il significato di una beffa. Il tavolo tecnico con il Ministro Bonafede che ha visto coinvolte tutte le associazioni dove si era deciso, anche sottoscritto una specie di contratto, è saltato è non si è fatto più nulla. Si parlava di una stabilizzazione fino a settant’anni, di uno stipendio di  31 mila euro con una previdenza ma non si è fatto nulla. C’è stata poi una commissione  di tecnici, di cui hanno fatto parte anche dei giudici onorari, istituita dalla Ministra Cartabia, ma questa commissione non ha risolto nulla. Sembrava piuttosto uno strumento per allungare le procedure di infrazione che erano in atto contro l’Italia, perché non aveva rispettato gli standard del diritto europeo comunitario come la Corte di Giustizia aveva rilevato in una sentenza del 2018. Queste risoluzioni adottate con questi pseudo tavoli, hanno lo scopo di perdere tempo, come si è già visto. La finzione e l’emendamento che è stato collegato alla legge di bilancio, che prevede per i giudici di pace una finta stabilità, perché non si  parla mai del lavoratore subordinato. Viene previsto un allungamento del limite d’età e la cosa più grave è prevista una verifica. Una sorte di concorso che è stato richiesto per ottenere questa finta stabilità. La cosa grave di questa vicenda, di questo emendamento è stato collegato alla finanziaria su cui è stata portata fiducia. Non c’è stata la possibilità di discutere  su questo emendamento come avrebbe dovuto essere giusto, visto che c’erano state delle commissioni che avevano dato delle indicazioni e che sono state saltate. In questo emendamento è prevista una cosa di una gravità inaudita. Cioè, la rinuncia a tutti i diritti maturati, quindi sia per quanto riguarda i diritti relativi alla illegittima dichiarazione dei contratti a termine, sia per quanto riguarda tutti gli altri  diritti. Un gruppo di Giudici di pace, con il loro legale, hanno scritto una denuncia al Parlamento Europeo, dove si parlava di una condotta estorsiva dello Stato  che ti obbliga a rinunciare a tutti i diritti a previa verifica. Il risultato finale di questa guerra di logoramento, diventa destabilizzante per una categoria che deve fare 100 cause per far valere i propri diritti.

Quale sarebbe la soluzione migliore da adottare per tutelare questa categoria?

Innanzitutto, la verifica è una forma di concorso inaccettabile, perché le persone dopo 20 anni che hanno avuto percorsi di un certo rilievo, anche professionali, sono stati sottoposti ad un’altra verifica perché noi ogni 4 anni facciamo una autorelazione dove si allagavano tutti i percorsi formativi e anche le sentenze a campione sul lavoro fatto. Quindi, questa verifica non si capisce in cosa debba consistere. Se una persona dopo  20 anni deve  essere sottoposta ad un esame per valutare le sue competenze, diventa una forma di aggressione. Molti non intenderanno sottoporsi a questa verifica. Sarebbe bastato aumentare il limite d’età e dare una previdenza, dare delle garanzie. Non c’era bisogno di fingere di creare un rapporto di lavoro subordinato che non esiste. Un’anomalia troppo grave. Il CSM ha dettato delle regole per queste verifiche indicando dei criteri, che dovrebbero essere dei criteri che attengono al linguaggio giuridico, al pensiero critico. Una persona con 30 anni di esperienza, dovrebbe essere valutata per vedere se ha un linguaggio giuridico? Quindi, lo scopo è quello di eliminare quanti più giudici onorari possibili. Si parla di una categoria in esaurimento. Noi adesso valuteremo quali azioni intraprendere.

Quindi, quando entra in vigore la riforma cioè il 23 gennaio 2023, ci saranno delle nuove sorprese?

Ma più che entrare in vigore la riforma, noi abbiamo un aumento di competenze che si sposta fino al 2025. La riforma Orlando si esplica in due tronconi. Il primo troncone riguarda i giudici di pace in servizio ma per quelli nuovi è già in vigore. Ci sarà un aumento di competenze.

In cosa consiste l’aumento di competenze?

L’aumento di competenze consiste in un macroscopico aumento di controversie che vengono affidate ai giudici onorari. Si parla anche di esecuzione immobiliare, di tutte le controversie in materia condominiale che sono controverse piuttosto complesse. Una serie di attività che vengono delegate dal Tribunale al giudice di pace. 

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