19 Maggio 2022, giovedì
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Dall’olimpo del calcio alla caduta degli dei nell’inferno del Maradona.


Di Luigi Prillo e Antonio Formisano

Un Napoli spento e senza idee conquista 1 punto su 4 disponibili in casa, nello stadio che prima era la sua fortezza, ora sembra essere il tallone d’achille che ha distrutto sogni e ambizioni del pubblico azzurro.

Un pubblico che nelle due gare interne ha dimostrato un attaccamento morboso verso i propri gladiatori nonostante la sconfitta nel primo match tra le mura amiche, ripresentandosi al cospetto della Roma nella massima espressione tifosistica consentita, ovvero il pienone e che ha dovuto subire il secondo risultato negativo profilatosi alla fine dalla partita grazie alla rete di El Shaarawy che ha di fatto affossato il Napoli prima della disfatta in terra Empolese.

Riassumendo le ultime partite abbiamo visto come lo smalto dei giorni migliori è stato perso e le cause sono ancora da trovare. Purtroppo per noi tifosi che ci credevamo davvero a questo scudetto, è stata una doccia gelata che ha compromesso aspettative e sogni di un popolo ormai ogni anno sedotto dal bel calcio e abbandonato.

Sia con la Roma che con l’Empoli abbiamo visto una squadra timorosa nella ripresa e persa nella propria stantia manovra arretrata che ha di fatto compromesso sia il cammino in Europa League che il campionato stesso.

La legge del calcio prevede che quando la difesa è in difficoltà e in affanno non tendi a forzare le giocate, ma si deve per ovvie

ragioni lanciare la palla il più lontano possibile, invece come è sempre successo, squadre che hanno attaccato alto la nostra retroguardia hanno messo in difficoltà il primo tocco della nostra squadra e guadagnato quanto più possibile.

Inutile dare colpe a Meret o alla retroguardia intera, quello che è successo in queste partite soprattutto in campionato è causa dei vari infortuni e delle troppe partite giocate, basti guardare il solo Koulibaly che ha disputato un intera coppa d’Africa, oppure Insigne che esce da pochi giorni di riposo post Europeo, insomma le colpe del calo fisiologico le si devono dare per ovvie ragione alle poche scelte tecniche da poter inserire in mezzo al campo nel momento del bisogno.

Se si gioca per 42 partite quasi con lo stesso undici sempre il risultato non può che essere questo, infatti, le maggiori pene patite sono passate dal centrocampo dove non abbiamo avuto per larghi tratti il miglior Zielinski e Fabian Ruiz, dove ci è mancato Anguissa per coppa ed infortuni, e in attacco, dove a parte Oshimen, il Napoli non ha avuto un vero rincalzo, anche se Petagna nelle sue possibilità ha sempre risposto presente e Mertens è stato limitato da mister Spalletti.

Quindi per finire nel limbo del calcio ci vuole poco, anche se nonostante una salita ripida e difficoltosa verso la testa della classifica ci ha fatto sognare, la caduta è stata rapida e dolorosa tanto da spezzare i cuori dei fan più accaniti.

Il Maradona che tanto era amico prima, oggi si è dimostrato quel nemico incompreso che nonostante il tanto bene che gli si voglia tende sempre a rovinare la festa, insomma dall’essere Dei per molto tempo e a cadere dal proprio Olimpo non ci vuole molto infatti, il Napoli, nonostante la cavalcata iniziale che le aveva concesso un ticket per la prima fila del cinema chiamato Calcio

Italiano, oggi esce con le ossa rotte dai contorni sbiaditi di un calcio che non è lo stesso visto poche settimane fa!
La caduta degli Dei è sempre un male soprattutto quando a perdere e piangere è un intero popolo, popolo che aspettava questo sole per rialzarsi e che ha dovuto subire un’altra pioggia di lacrime e archiviare un altro capdodanno senza fuochi d’artificio, in religioso silenzio sperando in un prossimo anno pieno di sorrisi senza lacrime.

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