29 Novembre 2021, lunedì
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Italia, che fatica! Ma passa. Lukaku, a noi!

Una fatica immane. Ma l’Italia, dopo 120 minuti di gioco sbarca agli ottavi di finale. Smentite le previsioni della vigilia che pronosticavano una gara facile per gli azzurri. Di facile c’è stato ben poco, più per la paura dei nostri che per la forza austriaca. Un discreto primo tempo, una ripresa scialba e fortunata prima del trionfo ai tempi supplementari. Vittoria di Mancini, autore dei cambi giusti al momento giusto. Vittoria dell’Italia (e sono 12 di fila, Pozzo superato).

Prima della gara Chiellini, ancora in tribuna dopo l’infortunio patito contro la Svizzera aveva messo finalmente il punto sulle polemiche legate all’ormai famosissimo “inginocchiamento”. «Se ci inginocchieremo? Oggi credo che non ci sia nessuna richiesta – dice lo juventino – quando capiterà da parte di altre squadre ci inginocchieremo per senso di sensibilità verso l’altra compagine e cercheremo di combattere il razzismo con le iniziative della Federazione». In realtà Chiellini ha dimostrato ancora una volta quanto questa Nazionale sia lontana anni luce dal problema razzismo. Il termine usato, infatti, è stato “nazismo”. Confusione? Approssimazione? Forse solo aver cercato di riparare un buco gigantesco con una toppa raffazzonata. Quindi, forse, meglio non essersi inginocchiati. Se si fa tanto per…

Primo tempo molto difficile con gli azzurri in difficoltà a penetrare sulla fascia sinistra. Sulla destra nemmeno ci provano ed è un peccato perché gli austriaci hanno il loro tallone d’Achille proprio lì. Le occasioni migliori sono però le nostre. Il più pericoloso è Immobile. Al 31° con un destro improvviso coglie l’incrocio dei pali. Poco prima Barella aveva impegnato il portiere Bachmann su Barella. Manca l’ultimo passaggio e davanti manca la precisione.

La ripresa si apre con un brivido su un calcio di punizione di Alaba che sfiora la traversa. Nell’occasione vengono ammoniti Di Lorenzo (per il fallo) e Barella (per le proteste). La stessa sorte non capita agli austriaci. Baumartner falcia lo stesso Di Lorenzo ma l’arbitro lo richiama solo verbalmente. Sabitzer sfiora la rete al 61° ed è provvidenziale Bonucci a deviare in calcio d’angolo. Al 65° la frittata: su cross di Alaba, Arnautović mette dentro di testa con Donnarumma colpevolmente in ritardo. Ma il Var esiste e dobbiamo ringraziare il Santo ginocchio dell’ex interista in fuorigioco. Mancini ridisegna la squadra togliendo Verratti e Barella e facendo entrare Locatelli e Pessina. Poi dentro anche Belotti e Chiesa. Ma è l’Austria la più pericolosa anche se non crea nulla. L’Italia appare imballata e senza idee. Eppure dovrebbe essere più fresca avendo disputato la gara contro il Galles con tutte le riserve per di più un giorno prima degli austriaci. Agli uomini di Mancini manca il fortino dell’Olimpico, un giocatore che crei occasioni e un bomber di razza. I nostri avversari come detto sono pericolosi ma molto imprecisi. Si va ai supplementari con la quasi certezza dei rigori. Almeno così si spera vista la totale inconsistenza azzurra.
E invece il miracolo. Al quarto minuto del primo tempo supplementare Chiesa (con quel nome, chi se non lui?) raccoglie palla da Spinazzola, la sbatte a terra con una pedata, dribbla e segna con un tiro a giro. La panchina impazzisce e Vialli, dalla tribuna, si butta tra le braccia del suo vecchio sodale Mancini. L’Italia, d’improvviso, appare trasformata e Insigne per poco non buca Bachmann su calcio di punizione. È il preludio al raddoppio. Acerbi da terra, al 105°, serve Pessina. E il numero 12 non si fa pregare: 2-0 e partita in ghiaccio. Ma al 114° crolla l’imbattibilità dell’Italia. È Kalajdzic a segnare di testa su corner battuto da Schaub. Gol fortunoso. L’Italia soffre ma arriva ai quarti dove affronterà il Belgio. Si può fare ma giocando con questa paura è difficile andare lontano.

BELGIO-PORTOGALLO 1-0

Sarà dunque il Belgio il prossimo avversario dell’Italia ai quarti di finale di Euro 2020. I “Diavoli Rossi” proseguono il proprio cammino nel torneo in virtù dell’1-0 inflitto al Portogallo, deciso da una fiammata di Thorgan Hazard al 42mo del primo tempo, e grazie alla loro strenua resistenza, nella ripresa, ai ripetuti assalti dei lusitani (palo di Guerrero). Finisce qui invece l’avventura della formazione di Fernando Santos campione in carica, che nonostante tanto orgoglio, tanto carattere e tantissime occasioni create nel finale, ritorna a casa a mani vuote e con tanto amaro in bocca. Venerdì 2 luglio, quindi, a Monaco di Baviera Lukaku e compagni se la vedranno con gli azzurri di Roberto Mancini.

Nell’altro ottavo disputato sabato pomeriggio la Danimarca hacompiuto una vera impresa battendo il Galles per 4-0. Protagonista Dolberg autore di una doppietta al 27° e 48°. Le altre reti sono state realizzate da Maehle all’88° e da Braithwaite al 94°. I danesi affronteranno la Repubblica Ceca

OLANDA-REPUBBLICA CECA 0-2

A furia di parlare di “big” ci si dimentica dell’esistenza degli “outsider”. Invece questi ci sono, eccome. Vivono e lottano. E vincono. È successo, clamorosamente, ieri nel tardo pomeriggio, quando la Repubblica Ceca del ct Jaroslav Silhavy ha steso l’Olanda di Frank De Boer (ridotta in 10, sullo 0-0, per l’espulsione di De Ligt) con un netto 2-0 prenotando la sfida nei quarti di finale contro la Danimarca (sabato prossimo alle 18 a Baku). Hanno deciso la partita, a Budapest, le reti al 68’ di Holes e all’80’ di Schick. Già Budapest. Uno dei motivi di maggior apprensione, alla vigilia del match nello stadio “Puskas” della capitale ungherese, era la questione-arcobaleno, condita dalla questione razzismo: il capitano orange, Wijnaldum, aveva preannunciato che avrebbe usato la fascia-arcobaleno a sostegno della causa Lgbt, cosa che è successa, e detto chiaro e tondo che sarebbe uscito dal campo se avesse sentito fischi razzisti, per cui la Puskas Arena aveva dei precedenti sotto la lente Uefa. Tutto, però, è finito sepolto sotto la “coltre” dell’imprevisto sportivo (e della mediocre prestazione dello stesso Wijnaldum).

C’è però stato un “caso”. Ad alcuni tifosi olandesi, prima del fischio d’inizio, sono state sequestrate bandiere arancioni da personale Uefa. Un prosieguo della decisione di non colorare di arancione lo stadio di Monaco? La Uefa ha risposto: noi non c’entriamo, anzi saremmo d’accordo a lasciare le bandiere arcobaleno, ma la fan zone è soggetta alle autorità locali…rivolgersi agli ungheresi, please.

PIERLUIGI CANDOTTI

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