25 Giugno 2021, venerdì
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Colombia nel caos

Situazione sempre più drammatica in Colombia dove si è arrivati al nono giorno di proteste e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, mentre nel frattempo le immagini delle violenze, in molti casi gratuite, messe in atto da polizia e militari nei confronti dei cittadini scesi in strada, stanno facendo il giro del mondo e generando indignazione. Molte le iniziative di solidarietà con i manifestanti e contro il governo di Bogotà organizzate dalla diaspora colombiana fuori di consolati e ambasciate.

Gli scontri sono iniziati lo scorso 28 aprile in seguito all’annuncio da parte del presidente Ivan Duque di una riforma del fisco, denominata “Legge di solidarietà sostenibile“, che avrebbe aumentato l’Iva e ampliato la base dei contribuenti, andando così a creare seri problemi alle classi medie e a quelle a basso reddito, come illustrato dal Prof. Alejandro Useche dell’Università del Rosario di Bogotà. Uno dei punti più contestati riguarda l’obbligo dal 2022 di dichiarazione d’imposta sul reddito per chi guadagna più di 2,4 milioni di pesos al mese.

Una riforma arrivata nel peggior momento possibile considerato che la Colombia, così come molti altri Paesi dell’America Latina, si trova impantanata in una disastrosa situazione economica e sociale a causa del Covid e in piena terza ondata. Moltissime attività commerciali ed industriali hanno chiuso i battenti, la disoccupazione è in aumento (16,8% nel mese di marzo 2021) ed è dunque impensabile in un momento del genere imporre un aumento della tassazione. Basti pensare che l’economia del paese è calata del 6,8% nel 2020.

In seguito alle proteste, il governo ha annunciato di aver ritirato la riforma, mentre lunedì 3 maggio il Ministro delle Finanze, Alberto Carrasquilla, si è dimesso. Le proteste sono però proseguite a causa dell’elevato numero di morti, feriti e scomparsi e sono in molti a invocare le dimissioni del Presidente Duque, che già da prima della riforma non è che riscontrasse molta popolarità.

La città maggiormente colpita dalle violenze è Cali, dove nei giorni scorsi si sono anche registrate interruzioni della rete internet, fatto indicato dai manifestanti come tentativo da parte del governo di evitare che le immagini venissero diffuse su web e social. Intanto a Pereira è esploso il caso di Lucas Villa Vazquez, il 37enne studente ed istruttore di yoga ucciso mentre manifestava pacificamente in strada assieme ad altri dopo che la polizia ha aperto il fuoco contro la folla.

Il vandalismo e l’ondata di saccheggi certamente vi sono stati, così come è plausibilissimo che siano presenti ambienti legati a gruppi terroristici ed estremisti di sinistra che strumentalizzano la rivolta, così come è possibile che il Venezuela strizzi l’occhio a questi estremisti, visto che il governo Duque è acerrimo nemico di Maduro. Il compito delle autorità era però proprio quello di prevenire e contrastare questi fenomeni, tutelando al contempo la libertà di manifestare da parte della popolazione, cosa che non è però successa. La polizia ha colpito nel mucchio, non ha fatto distinzione tra manifestanti pacifici, estremisti e delinquenti, ma soprattutto l’intelligence non è riuscita a prevedere una reazione scontata da parte della cittadinanza. Forse ora l’unica mossa che rimane a Duque, a meno di un anno dalla fine del suo mandato e con una popolarità ai minimi storici, sarebbe quella delle dimissioni, ma sono in pochi a credere che lo farà.

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