17 Maggio 2022, martedì
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Letta,torna alla carica: dopo sette anni finisce l’esilio parigino

Nel 2007, quando sfidò Veltroni e Bindi alle primarie per la leadership, sognava un Pd «a tinte forti» come i quadri di Van Gogh: «Un giallo che sia giallo, un blu che sia blu». Quattordici anni e otto segretari dopo tocca a Enrico Letta dare forma e colore a una forza politica sempre più pallida e sbiadita, in crisi di identità e in calo nei sondaggi. Invocato come l’uomo della provvidenza, paragonato a Mario Draghi e al Conte di Montecristo di Dumas e atteso (o temuto) dai dem come la nemesi della mitologia greca, l’ex premier è pronto a togliersi di dosso la grisaglia per indossare l’elmetto.

Incredibile ma vero dopo il fuoco amico, i voltafaccia e i tradimenti che lo hanno costretto a lasciare nel 2014 Palazzo Chigi, poi il partito e anche il Parlamento, raro esemplare di deputato che molla lo scranno per cercarsi «un mestiere vero». Sette anni dopo e «un po’ di capelli in meno», Letta mette fine all’esilio parigino e atterra a Roma, il trolley pieno di nuove esperienze e soddisfazioni. Ha fondato due istituzioni no-profit, la Scuola di Politiche e l’Associazione Italia-Asean ed è presidente dell’Istituto Jacques Delors. L’Ècole d’affaires internationales di Sciences Po, da cui dovrà dimettersi, è passata sotto la sua direzione dal tredicesimo al secondo posto nel mondo dopo Harvard e certo gli sarebbe piaciuto, magari il prossimo anno, arrivare in vetta.

A Palazzo Chigi entra per la prima volta nel 2006 da sottosegretario alla presidenza, Prodi ha battuto Berlusconi e Gianni Letta deve lasciare il posto al nipote. Un anno dopo, quando nasce il Pd, l’ex responsabile per l’Economia della Margherita si candida alla segreteria con un video su Youtube: «Vorrei fare in modo che il nuovo partito sia costruito un po’ come l’enciclopedia Wikipedia». Si piazza terzo e Veltroni, primo segretario, lo sceglie come ministro ombra del Lavoro. Nel 2008 è eletto deputato e nel 2009, quando Bersani vince le primarie, lo chiama al suo fianco come vice. La stima oggi è ancora intatta. «Prima del diluvio – lo abbraccia l’ex segretario — c’era un partito in cui due persone come noi potevano collaborare con vera amicizia e lealtà».

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