6 Maggio 2021, giovedì
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Amore malato e psicologia del femminicidio

A cura dell’Avv. Sabina Vuolo

Piera Napoli, Luljeta Heshta, Ilenia Fabbri…”, le ultime donne, in ordine di tempo, vittime di Femminicidio, uccise in questo inizio mese di febbraio, mese che è dedicato all’Amore e che proprio in nome di un amore malato hanno perso la vita.

Dal VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia è emerso che una donna ogni tre giorni viene uccisa, sono femminicidi di matrice familiare, di coppia e non vi è differenza tra Nord e Sud. A questo punto occorrerebbe fermarsi e riflettere    su questo tipo di crimine di cui spesso il carnefice è il marito, il padre, l’ex innamorato o qualche parente per motivi d’onore, non può accettarsi l’idea che la cultura italiana legittimi ancora intimamente il delitto d’onore, ricordando che la legge abolita nel 1981 concedeva forti attenuanti a chi uccideva un membro della famiglia reo o sospettato di aver leso col comportamento la reputazione dell’assassino.

Nel resto d’europa il fenomeno è molto contenuto rispetto all’Italia nonostante ciò il Consiglio d’Europa ha stilato la Convenzione di Instambul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Convenzione sottoscritta da tutto il continente europeo tranne la Russia, approvata il 7 Aprile 2011, che impone agli stati aderenti degli standard globali per prevenire e combattere tale forma di violenza.

In Italia la legge contro il femminicidio è molto avanzata e abbiamo ottimi interventi legislativi come il Codice Rosso ma a penalizzarci è il tessuto culturale arretrato rispetto ad altri paesi europei sul ruolo della donna.

Delitto che nemmeno la pandemia ha limitato forse perché si consuma per lo più tra le mura domestiche, ma al di là delle considerazioni sociali e politiche bisogna porre l’attenzione su un attenta analisi psicologica del fenomeno di genere.

La causa sociale della violenza è ascrvibile alla tendenza maschile a non considerare le donne come individui indipendenti ma come cosa propria. Tutto ciò in un momento storico sociale in cui l’identita femminile è in evoluzione, pertanto, è vista dagli uomini come una minaccia alla propria virilità o al proprio diritto al dominio sessista.

Da un punto di vista psicologico, o gni volta che un uomo è violento questa violenza nasce da un sentimento di fragilità o da una dipendenza patologica dalla partner, in ogni caso alla radice della violenza vi è una grande sofferenza e una incapacità ad esprimerla se non con altra violenza. A questo punto come ci si può difendere?

Le più ovvie forme della prevenzione sono la denuncia del partner o/e lasciarlo alle prime avvisaglie di forme violente nella relazione ma ciò implica che la donna sia dotata di una solida autostima e di una buona visione di se stessa.

In ogni caso le donne hanno il diritto, ma anche il dovere, di denunciare la violenza subita, domestica o sessuale che sia per evitare che accada il peggio, perché … …l’amore rende felice e riempe il cuore non… … UCCIDE.

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