4 Marzo 2021, giovedì
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Social e minori: cosa prevede la normativa

Secondo la vigente normativa, per utilizzare i social network occorre aver compiuto almeno 14 anni. Fra i 13 e i 14 è possibile farlo, ma con la supervisione dei genitori. Sotto i 13 anni è semplicemente vietato usare Facebook, Instatgram, Twitter, Snapchat o WhatsApp.

In merito all’età del consenso digitale la Comunità Europea ha approvato il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati-GDPR-e specificamente all’art. 8, paragrafo 1, stabilisce che il consenso dell’interessato, nella fattispecie il minore, è validamente prestato qualora abbia compiuto i 16 anni e se il minore non ha compiuto l’età minima per il consenso, il consenso è prestato dal titolare della responsabilità genitoriale, salva la possibilità degli Stati membri di derogare il limite fino a 13 anni Il legislatore italiano, nell’attuare il GDPR ha stabilito all’art. 2 quinquies del D.lgs. n. 101/2018 che il limite di età per il consenso valido non potrà essere inferiore ai 14 anni.

Ma è evidente un aggiramento della normativa se ancora i mass media portano alla ribalta notizie come quella della piccola bambina di Palermo di 10 anni che ha partecipato a “Black out challenge” su Tik Tok uno dei social più seguiti dagli adolescenti. La prova consiste in un gesto estremo che nel caso di specie si è trasformata in una tragedia, la bambina è deceduta a seguito di un arresto cardiocircolatorio dovuto ad un’asfissia prolungata.

Al di là di questo immane dramma è lecito chiedersi come è possibile che la ragazzina avesse tre profili su Facebook e almeno due su Tik Tok? Intanto il Garante Privacy ha aperto un procedimento a carico del social in merito alla protezione dei minori, ma il vero dramma siamo noi adulti e alla superficialità che trasmettiamo ai minori nella gestione dei dispositivi digitali.

Spazio virtuale in cui minori e adulti si mettono in mostra e spesso sono gli stessi genitori ad inserirli in un mondo ad alto rischio, in un mondo dove si ricerca una sorta di sensazionalismo per fare uno show mediatico attirando l’attenzione del pubblico. Forse partecipare a queste sfide trasgressive accresce la propria autostima basata sul riconoscimento sociale, per rinforzare il proprio ruolo all’interno del gruppo dimostrando il proprio coraggio.

Gruppo che, nella rete dei social, è formato da migliaia di persone di cui spesso non si conosce la reale identità e le vere intenzioni, si ci può trovare dinanzi adescatori il cui intento è di catturare minori e portarli nella loro rete, persone che manipolano la mente dei ragazzini facendo leva sulla curiosità adolescenziale e sulla loro vulnerabilità.

Resta a noi adulti assumerci la responsabilità di essere presenti e vigili, specie per affrontare i periodi di transizione in cui può diventare complicato districarsi tanto nel mondo virtuale quanto in quello reale. Resta a noi adulti accompagnare i nostri figli nel mondo digitale che può definirsi un oceano meraviglioso ma può essere mortale per chi non sa navigare né nuotare e si avventura al largo tutto solo con incoscienza e con gli squali in agguato

 Avv. Sabina Vuolo

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