25 Novembre 2020, mercoledì
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Influenza, somministrata cura Covid19: la paziente è negativa

|a cura di Maria Parente

Ultimamente, sempre più spesso, quando parliamo di Covid19 in Italia è inevitabile sentir parlare di malasanità: medici ed infermieri giovanissimi definiti eroi, che hanno sacrificato tempo per dedicarsi completamente ai pazienti ammalati di coronavirus, dedicando energie e salute, spesso dimenticando intere altre categorie di malati, affinché quel virus infame potesse mietere il minor numero di vittime possibili. Come uno scudo, insomma, intere categorie sanitarie si sono prodigate per tentare di “spezzare” l’infausta catena di morte che ha tormentato, e tormenta tutt’ora, la popolazione mondiale.

Questa descrizione però , devo ammettere a malincuore, corrisponde all’immaginario collettivo più che alla realtà: le denunce da parte di familiari di deceduti o presunti ammalati Covid19 scorrono a fiumi rivelando macabri retroscena che smentiscono quasi totalmente la versione paradisiaca di “eroi sacrificali” saggiamente divulgata tra le file del popolo italiano.

Tra le ultime denunce riferite alla nostra redazione riceviamo la segnalazione di una donna, R. , già affetta da gravi patologie, positiva al Covid19. L’esito rivelato dal tampone effettuato presso la ASL di competenza non mente, come una condanna, e la famiglia non ha che da rassegnarsi. L’unica speranza a cui resta da appellarsi è la cura prescritta per gli ammalati Covid, che R., esegue senza esitazione ma le sue condizioni, nel giro di poche ore, peggiorano. R., rendendosi conto del male che avanzava, decide di non continuare più la cura: dolori atroci ed i fastidi arrecati dalla cura , insopportabili. Tra sofferenza e rassegnazione, dopo qualche giorno, la Regione Campania segnala alla famiglia un “nuovo” referto: R., in realtà, è negativa. La donna non aveva contratto il virus, si è trattato semplicemente di un errore da computer. La rabbia e la disperazione dei familiari è indescrivibile: come si può commettere un errore così grave e soprattutto su una paziente già fortemente debilitata che avrebbe potuto rimetterci la vita con una cura inutile e inadeguata? Da questo episodio, come tanti altri, è chiaro come superficialità e leggerezza siano alla portata nell’elaborazione di tamponi e test sierologici.

Probabilmente non ci sarà mai chiarezza, né certezza, sul numero di vittime causate dalla malasanità e dall’incompetenza degli operatori durante la pandemia da Covid19 ma non vi è dubbio che di coronavirus si muoia molto meno.

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