16 Settembre 2021, giovedì
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Alcool denaturato introvabile,a cosa serve realmente

In questo periodo di emergenza sanitaria, si sente parlare spesso dell’alcol denaturato, prodotto attualmente introvabile e che ha acquisito purtroppo più che mai per tutti una familiarità d’uso, quale disinfettante di mani e oggetti potenzialmente entrati in contatto con il virus COVID19.

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Prima di tutto che cos’è l’alcol denaturato, anzi partiamo da che cos’è l’alcol etilico o etanolo.

L’alcol etilico è prodotto in natura dalla fermentazione, (detta fermentazione alcolica) degli zuccheri, è l’alcol più diffuso ed è uno dei pochi adatto al consumo alimentare, inoltre risulta essere una materia prima utilizzata largamente per una serie di prodotti e/o processi dell’industria non solo alimentare, ma anche cosmetica e farmaceutica.

Quindi la sua produzione sconta evidentemente, la necessità del reperimento delle materie prime di origine vegetale, frutta, cereali ed altri, che tramite un processo di fermentazione e successiva distillazione danno vita all’alcol etilico.

L’alcol, però, è anche uno dei prodotti sottoposti ad accisa, che è un’imposta indiretta sulla produzione e sui consumi, che colpisce determinati beni e mercati, come per esempio i carburanti, tabacchi lavorati, energia elettrica ed alcol etilico sia puro che in percentuale nelle bevande alcoliche quali vino, birra e distillati.

L’accisa è un’imposta con finalità non solo fiscali, ma anche di scopo, come alcune imposte della common law, che mirano ad indirizzare in alcuni casi i consumi ed i mercati, la sua articolazione è organicamente disciplinata nel Testo Unico delle Accise di cui al Decreto legislativo 504/1995 (testo unico delle accise TUA).

Tornando all’alcol quindi, l’alcol etilico è soggetto ad accisa, ovvero il comma 1 dell’art. 27 del TUA stabilisce che “sono sottoposti ad accisa la birra, il vino, le bevande fermentate diverse dal vino e dalla birra, i prodotti alcolici intermedi e l’alcol etilico”, però allo stesso tempo il comma 3 dello stesso articolo prevede una cospicua casistica di esenzioni per natura e/o destinazione del prodotto.

L’esenzione per natura è quella che ci riguarda più da vicino, in quanto sono esenti dall’accisa quegli alcol che hanno subito un processo di denaturazione, che consiste nel procurare una variazione merceologica del prodotto con l’aggiunta di sostanze chimiche e coloranti, tali da rendere lo stesso inutilizzabile dall’uomo ai fini alimentari.

Ed è proprio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che sovrintende al controllo dei processi di denaturazione (in quanto gli alcol così prodotti risulteranno esenti da accisa, contro un’imposta di circa 10 euro per litro anidro di alcol etilico per quello non denaturato), presso gli stabilimenti autorizzati dall’amministrazione e secondo regole di produzione ben stabilite e dettagliate.

Riguardo invece all’esenzione per destinazione, parliamo dell’alcol che non ha subito una trasformazione merceologica ma è destinato ad uno specifico utilizzo a livello produttivo, pensiamo ad esempio all’alcol impiegato quale antimicotico nel confezionamento di prodotti alimentari a scadenza, prodotti che comunque una volta immessi sul mercato non devono contenere sostanze alcoligene, quindi l’alcol etilico impiegato risulta consumato.

Appunto per sopperire alla mancanza dell’alcol etilico sul mercato interno, in questi giorni di emergenza sanitaria, l’Agenzia delle Dogane ha sensibilizzato con Nota la ADMUC/95971/RU del 19.03.2020 le associazioni di categoria (ASSODISTIL – CONFINDUSTRIA – FEDERCHIMICA – ASSICC- FEDERFARMA – A.S.S.O. FARM.) all’utilizzo dell’alcol etilico in loro disponibilità per la produzione di sostanze igienizzanti al fine di soddisfarne la crescente richiesta di mercato e la tentazione di alcune speculazioni sui prezzi, (che in verità sono state lamentate da più parti all’interno paese).

 Logicamente queste procedure e/o forniture verranno effettuate in esenzione di accisa, (o rimborso laddove già sostenuta), e sotto il controllo diretto del personale dell’amministrazione finanziaria, però con una notevole semplificazione documentale e procedurale data l’emergenza sanitaria e la incombente richiesta del mercato.

Molte sono le imprese che si sono fatte avanti, anche nomi famosi come Nardini, Campari ed altri marchi noti, riconvertendo a tempo di record, alcune linee industriali destinate alla produzione di Grappa e altri distillati, alla produzione di alcol denaturato e prodotti igienizzanti per le mani e per gli edifici, questo dimostra ancora una volta che la  nostra Italia quando vuole può rimboccarsi le maniche con umiltà e ripartire anche stravolgendo produzioni, comportamenti ed abitudini sedimentate negli anni.

La nostra speranza e che questi ultimi finito il lockdown ritornino alle loro produzioni più congeniali, il che significherebbe il ritorno alla normalità per tutti noi.

a cura di Massimo Greco

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