6 Maggio 2021, giovedì
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Nino Cartabellotta, presidente della ‘Fondazione Gimbe’: ”bisogna moltiplicare i tamponi”

Non è vero che il Covid-19 nella sua versione italiana sia più letale dell’originale cinese. Purtroppo è probabile che i contagiati italiani siano “almeno centomila”. Lo ha dedotto la Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), il think thank di politica sanitaria che dal 1996 applica le sue competenze alle macroproblematiche della sanità italiana. Considerazioni sempre forti, come nello stile della casa. Cinque mesi fa la denuncia, cifre alla mano, dei 37 miliardi sottratti dai vari governi al Servizio sanitario nazionale nel periodo 2010-2019 tra tagli e definanziamenti (scelta che oggi presenta il conto).

Ieri ha pubblicato un report partendo dal ‘’caso scuola cinese’’ fino ad arrivare all’epidemia in corso in Italia.

Il report Gimbe osserva: “L’aggiornamento del 16 marzo (che non include i dati della Puglia e della Provincia autonoma di Trento), riporta 27.980 casi: 1.851 (6,6%) in terapia intensiva; 11.025 (39,4%) ricoverati con sintomi; 10.197 (36,4%) in isolamento domiciliare; 2.749 (9,8%) dimessi guariti; 2.158 pazienti deceduti (7,7%)», con punte «del 9,8% in Emilia Romagna e del 9,7% in Lombardia rispetto al 4% nelle altre Regioni”.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione ha spiegato:”Questa distribuzione di gravità della malattia appare molto più severa di quella cinese: infatti, lo studio condotto sulla coorte cinese e pubblicato su JAMA riportava 44.415 casi confermati di cui 81% lievi, 14% severi (ospedalizzati) e 5% critici (in terapia intensiva), con un tasso grezzo di letalità del 2,3%”.

Pensare che un virus trasmesso per la prima volta all’uomo solo cinque mesi fa in Cina possa colpire oggi così intensamente e selettivamente proprio i malati italiani (seppur più anziani della media cinese) risulta a dir poco anomalo.

Risultato immagini per fondazione gimbe caso coronavirus

Purtroppo la mortalità italiana e pari al +5,4%, secondo Cartabellotta, in base alla scelta del nostro Ssn ha ribadito che bisogna effettuare i tamponi sui soggetti sintomatici. Anche l’OMS ha chiesto che siano moltiplicati i tamponi.

Cartabellotta sottolinea: “Assumendo una distribuzione di gravità della malattia sovrapponibile a quella della coorte cinese si può ipotizzare che in Italia la parte sommersa dell’iceberg contenga oltre 70.000 casi lievi/asintomatici” tuttora “non identificati”.

 “La recente impennata dei casi in Spagna, Francia, Germania, dimostra che la battaglia è analoga a quella italiana, con ritardo di 7-9 giorni”, prosegue il report.

Eppure nonostante il restante dei paesi abbiano avuto “la possibilità di giocare d’anticipo avendo visto il film italiano”, hanno al contrario “perseguito politiche attendiste”, spiega Cartabellotta.

La domanda fatidica di cui purtroppo non si sa la risposta certa: “quando finirà l’epidemia?”

‘’La validità dei modelli predittivi – prosegue lo studio – è influenzata da due fattori inprevedibili: la diffusione asincrona del Coronavirus e l’assenza di un piano pandemico unico in Europa”.

Concorrono poi a complicare le stime sia l’impatto degli inevitabili “casi di rientro» in tutte le aree nazionali sotto stress, sia la differente efficacia delle azioni di contenimento e contrasto del virus nei vari Paesi.

Sul piano politico invece ‘’sarà molto più difficile predisporre misure straordinarie per fronteggiare la recessione economica se i Paesi del G7 e del G20 si troveranno disallineati nella gestione dell’epidemia e delle sue conseguenze sui mercati finanziari”. 

Per concludere sottolinea che: “Nonostante alcuni evitabili ritardi l’Italia è sulla giusta strada per contrastare l’avanzata del Coronavirus. Adesso spetta a noi tutti fare i necessari sacrifici individuali per contribuire alla tutela della salute e alla tenuta del nostro insostituibile Servizio sanitario nazionale”.

Purtroppo servirà ancora pazienza infatti “i tempi” per uscire dalla morsa “non saranno affatto brevi”.

Fonte: www.quotidiano.net

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