23 Novembre 2020, lunedì
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“Massimo Bossetti non è un assassino”: l’Avv. Claudio Salvagni pronto a provare la sua innocenza

Risultati immagini per massimo bossetti claudio salvagniUn sospiro di sollievo per il pool difensivo di Massimo Bossetti: la Corte d’Assise di Bergamo ha finalmente concesso ai legali di Bossetti la possibilità di esaminare tutti i reperti d’ indagine e tutte le tracce di Dna.

L’Avv. Claudio Salvagni, storico legale dell’ex muratore bergamasco, intervistato per il quotidiano La Notte Online:

Identificate nuove tracce di dna dagli abiti di Yara Gambirasio, un barlume di speranza per Massimo Bossetti: quanto possiamo ritenere attendibili e soprattutto saranno utili per rivelare ulteriori indizi?”

È prematuro parlare di nuove tracce, noi della difesa di Bossetti abbiamo avanzato la richiesta di poter visionare i reperti e finalmente la Corte di Assise di Bergamo quale giudice dell’esecuzione ci ha concesso autorizzazione a procedere, speriamo che da questa attività possano emergere elementi nuovi, forti e tali da portare ad una revisione del processo.”

 Dal 26 novembre 2010 ovvero dalla scomparsa della tredicenne di Brembate sono trascorsi nove anni, lunghi ed intensi, caratterizzati da indagini ininterrotte e non senza colpi di scena: la rivelazione dell’identità del padre di Massimo, Giuseppe Guerinoni, fino a quel momento rimasto in ombra. Quanto le vicende personali dell’imputato incidono e influenzano il giudice sulla decisione finale?

Dunque le vicende personali non dovrebbero in alcun modo influenzare il giudice , certo è che le indagini hanno portato alla ribalta una situazione familiare molto particolare. Mi permetto di dire che non siamo così convinti che sia realmente andata così perché noi della difesa non abbiamo avuto opportunità di esaminare il dna di colui che è stato definito il papà naturale di Massimo Bossetti, Giuseppe Guerinoni, poiché non ci è stata concessa autorizzazione quindi anche questo dato proviene da un’indagine svolta dall’accusa ma che non abbiamo potuto verificare quindi ci limitiamo su questo aspetto a farne un atto di fede. Per il momento la verità processuale è questa ma non ci sentiamo di affermare che possa coincidere con la verità storica.”

Il clamore mediatico sulla vicenda , i talkshow, testimonianze in diretta possono essere considerate una condanna aggravata per il suo assistito?

“Il processo mediatico esercita sicuramente un’influenza sui giudici: vorrei ricordare che chi giudica in Corte d’Assise sono anche giudici popolari e spesso le informazioni di cui sono in possesso non provengono da fonte certa. Ricordo che uno tra i giudici della Corte di Assise di Bergamo presentava sui social i peggiori delitti colpevolisti e provo ad immaginare con quale serenità d’animo abbia giudicato in questo processo. Dunque ritengo che un caso come questo in esame debba essere trattato con estrema delicatezza e serietà, l’informazione dovrebbe basarsi esclusivamente sugli atti e in contraddittorio con la difesa, non sulle notizie che escono dalle Procure perché altrimenti si finisce per fornire solo una voce che può condizionare pesantemente la vicenda.”

Massimo Bossetti si proclama urlando sin dal primo giorno la sua innocenza ed estraneità dei fatti, anche se ci sono elementi e indizi che depositano a suo sfavore: l’avvocato come può in queste circostanze a difendersi e difendere l’assistito? 

“Il processo indiziario è una tipologia di processo particolare poiché laddove non si rinviene ad una prova certa della responsabilità si ricorre ad una serie di elementi che vanno a formare un puzzle molto complesso: l’architrave del processo Bossetti è sicuramente quella del DNA. Mi domando come si può considerare grave questo indizio se noi della difesa di Bossetti abbiamo rinvenuto su quella traccia di DNA ben 261 anomalie… e’ sicuramente un dato che andava ripetuto in contraddittorio con la difesa affinché fosse certo e dal momento che manca la certezza sull’ attribuzione a Bossetti di quel DNA l’impianto accusatorio potrebbe crollare da un momento all’ altro”

Lei ha più volte sottolineato come , esclusa la traccia di DNA rinvenuta sulle mutandine ed in corrispondenza dei leggings di Yara, non ci siano altre tracce riconducibili a Massimo Bossetti. Eppure l’opinione pubblica non si smuove, continuando a puntare il dito contro Massimo Bossetti. Ma scientificamente provato che nella traccia 31g20 non c’è il mitocondriale di Bossetti. Come provare ancora la sua innocenza?

“Questo è un elemento cardine del processo, ma è da considerare che oltre ad esistere nella stessa traccia anche una parte di Dna di Yara è stata individuata  una traccia incognito che non è attribuibile né a Yara né Bossetti. Pensi che fu grazie alla parte mitocondriale del Dna che si riuscì a comprendere a chi appartenevano alcuni corpi dopo l’attentato alle torri gemelle di New York l’11 settembre 2001. Perché la parte mitocondriale è quella più resistente a qualsiasi elemento, sia fuoco che acqua. In questo caso invece inspiegabilmente manca. In definitiva siamo certi sulla base di questo di poter asserire che Ignoto 1 non è Massimo Bossetti.”

Ipotizziamo che al termine di queste ulteriori indagini Massimo risulti effettivamente estraneo alla tragica vicenda: potrà mai essere ripagato da anni di sofferenze e torture psicologiche riservate anche sulla sua famiglia?

Senza dubbio è una cicatrice indelebile per la persona vessata e per l’intera famiglia, niente potrà ripagarne il dramma. Trovarsi da un giorno all’altro etichettato dalla stampa nazionale come mostro per un padre di famiglia, semplice muratore di provincia, si rivela un vero e proprio dramma. Ciò che è prioritario per Massimo Bossetti ed anche per il pool difensivo è portare la verità a galla e individuare il vero mostro che ha abusato per poi togliere la vita alla giovanissima Yara Gambirasio”

a cura di Maria Parente

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