1 Dicembre 2021, mercoledì
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Web 2.0, l’assassino

Jaron Lanier, tra You Are Not a Gadget e Who Owns the Future?, sostiene che il web 2.0 stia uccidendo la classe media per disintermediazione e livellamento in basso, come riporta anche un articolo di Riccardo Staglianò su Repubblica.

Dove si può leggere la conclusione sofferta e provvisoria di Lanier sul futuro prossimo dell’industria e dell’economia mondiale:

Per quanto mi faccia male dirlo, potremo anche sopravvivere distruggendo solo la classe media composta da musicisti, giornalisti e fotografi. Ciò che non è sostenibile è la distruzione di quella che lavora nei trasporti, nella manifattura, nel settore energetico, nell’educazione e nella sanità, oltre che nel terziario. E una tale distruzione accadrà, a meno che le idee dominanti sull’economia dell’informazione non facciano dei passi avanti.

Tutto condiviso, tranne che il problema non è la rete o il mondo 2.0 dove il pubblico lavora gratis per il profitto di Facebook. Lanier ha trascurato la Firenze del Basso Medioevo e la sua struttura che metteva al centro le Arti, cioè il lavoro e chi lo svolgeva, e da esse derivava sia governo che sviluppo.

In tema va letto Le arti e i mestieri di Firenze di Luciano Artusi e però voglio citare dalla guida di Firenze Musei a Orsanmichele:

Firenze è allora una repubblica di artigiani che sotto le Arti, […] controllano il governo della città. Le Arti sono organi politici […] comprendono, ciascuna, solo artefici di un determinato mestiere; si ha diritto a ricoprire cariche amministrative pubbliche solo se si è iscritti a un’arte.

Le Arti moderne – le corporazioni – sono sganciate dalla classe media e i governi – la questione è globale – assumono ed esercitano potere indipendentemente da lavoro e sviluppo. La rete conferisce alla classe media accesso continuo e ubiquo ai mercati, per vendere e comprare.

Il meccanismo disgregante, che necessita di passi avanti delle idee dominanti sull’economia dell’informazione, nasce dalla difficoltà di monetizzare l’accesso e dalla caduta del valore dell’informazione stessa. Bisogna lavorarci. La nemesi della classe media è però un’altra:

Arti e Stato, che coincidevano e ora sono entità parallele, cercano di ribellarsi a uno sviluppo che li svuota di significato e sottrae loro i mercati. Uber diventa legale a Londra; nella nazione virtuale di Amazon vige la libera circolazione delle merci e l’autenticazione a due fattori sostituisce la carta di identità; gli ecosistemi di Apple, Google, Yahoo, Microsoft operano senza frontiere e con tassazioni risibili.

La rete non uccide la classe media: dissolve corporazioni e Stati nazione. Le une e gli altri si rivalgono però con chiusure e tasse sulla classe media, la quale può difendersi solo rivolgendosi alla rete, che in potenza offre a chiunque l’accesso a qualsiasi corporazione: oggi i tassisti o gli albergatori, ma seguiranno tutti. E sulla rete si trovano ecosistemi-nazione trasversali alle nazioni, dove si paga per quello che si riceve, ci sono regole chiare e tutti hanno le stesse possibilità.

Rimane il problema enorme di costruire meccanismi virtuosi di valore in rete e su questo la riflessione di Lanier va considerata urgente. Ma a uccidere la classe media sono istituzioni e corporazioni lontanissime dalle loro funzioni originarie e votate alla pura autoconservazione.

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