26 Ottobre 2026, lunedì
Home Blog Page 44

Mirafiori, nuova cassa integrazione sulla linea della 500: Stellantis ferma oltre mille lavoratori

0

A Mirafiori torna la cassa integrazione. Nelle Carrozzerie dello storico stabilimento torinese, la misura interesserà dal 19 al 30 ottobre la linea sulla quale vengono prodotte la 500 elettrica e la nuova versione ibrida, coinvolgendo complessivamente 1.074 lavoratori: 934 operai e 140 impiegati.

La decisione è stata comunicata dalla Direzione delle Carrozzerie alle rappresentanze sindacali dopo una riunione interna convocata per fare il punto sulle criticità dell’impianto. Un nuovo segnale di difficoltà per uno dei principali poli produttivi del gruppo Stellantis, alle prese con un mercato dell’auto ancora segnato da una domanda incerta e da una fase di trasformazione profonda sul fronte delle motorizzazioni.

A confermare la complessità del quadro è la stessa azienda. «Siamo di fronte a una situazione complessa nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno», ha spiegato un portavoce di Stellantis.

Il dato sul raddoppio della produzione rappresenta uno degli elementi centrali della vicenda. L’aumento dei volumi rispetto allo scorso anno, infatti, non sembra essere sufficiente a garantire una continuità produttiva tale da evitare nuovi periodi di sospensione del lavoro. La cassa integrazione torna così a interessare Mirafiori proprio mentre lo stabilimento è impegnato nella transizione verso un modello produttivo capace di affiancare alla versione elettrica della 500 anche quella ibrida.

Il provvedimento scatterà il 19 ottobre e proseguirà fino al 30 ottobre. Per i lavoratori si tratta di un ulteriore passaggio in una fase che continua a presentare incognite sul futuro industriale del sito torinese.

Mirafiori resta infatti uno degli stabilimenti simbolo dell’industria automobilistica italiana, ma anche uno dei luoghi in cui con maggiore evidenza si misurano gli effetti della trasformazione del settore. Gli investimenti annunciati e l’incremento della produzione si confrontano con una domanda che, secondo quanto riferito dall’azienda, continua a rendere complessa la gestione dei livelli produttivi.

La nuova cassa integrazione riporta dunque al centro il tema della tenuta occupazionale e delle prospettive dello stabilimento. La sfida, per Stellantis e per il territorio torinese, è far sì che la transizione industriale non si traduca soltanto in nuovi modelli e nuove tecnologie, ma anche in una produzione sufficientemente stabile da garantire continuità al lavoro.

Morti sul lavoro, nel 2025 calano le vittime: 1.189 decessi tra i lavoratori

0

Il bilancio delle morti sul lavoro resta drammatico, anche se il 2025 segna una lieve inversione di tendenza. Secondo i dati contenuti nella Relazione annuale dell’Inail, lo scorso anno i casi mortali denunciati sono stati complessivamente 1.198, 41 in meno rispetto ai 1.239 del 2024. La flessione è del 3,3%.

A determinare il dato sono soprattutto i decessi tra i lavoratori, che nel 2025 sono stati 1.189, contro i 1.226 dell’anno precedente. Si tratta di 37 vittime in meno, con una diminuzione del 3,02%. Un arretramento numericamente contenuto, che tuttavia non modifica la dimensione di un fenomeno che continua a produrre ogni anno un numero elevatissimo di vittime.

Un dato positivo arriva anche dal mondo della scuola. Gli studenti deceduti a seguito di infortuni denunciati sono stati nove, quattro in meno rispetto ai 13 del 2024. La diminuzione, in questo caso, è del 30,77%.

Il quadro cambia però quando si passa dagli esiti più gravi alla dimensione complessiva degli infortuni. Nel 2025 le denunce hanno raggiunto quota 600mila, con un incremento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Di queste, circa 519mila riguardano i lavoratori, in crescita dello 0,8%, mentre 81mila sono relative agli studenti, con un aumento del 3,4%.

È proprio questo contrasto a rendere particolarmente significativa la fotografia dell’Inail. Da una parte diminuiscono le denunce con esito mortale, dall’altra aumenta il numero complessivo degli infortuni. Il calo delle vittime, dunque, non coincide con una riduzione generale degli incidenti e delle situazioni di rischio.

I numeri restituiscono così un mercato del lavoro nel quale la sicurezza continua a rappresentare una questione centrale. Dietro le percentuali ci sono infatti persone, famiglie e percorsi professionali interrotti, mentre l’incremento delle denunce complessive segnala che il problema degli infortuni resta tutt’altro che marginale.

La riduzione dei decessi rappresenta un elemento incoraggiante, ma il dato va letto all’interno di un quadro più ampio. Millecentottantanove morti tra i lavoratori in un solo anno sono ancora un bilancio che impone di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione, sulla formazione e sull’effettiva applicazione delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Scuola, il Pd accusa il governo: «La legge Valditara alimenta la guerra ideologica»

0

Il Partito democratico torna all’attacco del governo su due fronti distinti ma, secondo i dem, accomunati da una stessa impostazione politica: la scuola e la gestione dell’economia. Da una parte la nuova disciplina sull’educazione sessuo-affettiva, dall’altra i dati sul deficit e sulla crescita. Nel mirino del Pd finiscono rispettivamente il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e l’esecutivo nel suo complesso.

A intervenire sulla scuola sono Irene Manzi, responsabile Scuola del Pd, e Alessandro Zan, responsabile Diritti del partito, dopo l’invio da parte del ministero dell’Istruzione della circolare attuativa della legge sull’educazione sessuo-affettiva.

Secondo i due esponenti dem, il provvedimento renderebbe evidente un obiettivo politico preciso. «Ora è chiaro: la legge Valditara sull’educazione sessuo-affettiva ha un obiettivo preciso: fare propaganda e stigmatizzare», sostengono Manzi e Zan.

Al centro della contestazione c’è, in particolare, il passaggio della circolare che prevede il consenso informato dei genitori per le attività riguardanti anche «le teorie sull’identità di genere, anche se trattate in modo indiretto».

È proprio questa formulazione a spingere il Pd a parlare di una scelta ideologica. «È la solita tecnica della destra: si inventa un mostro, poi fa leggi per combatterlo», affermano i due dirigenti dem.

Manzi e Zan contestano inoltre l’utilizzo dell’espressione «teoria gender», sostenendo che non esista una specifica dottrina o materia scolastica riconducibile a questa definizione. «Non esiste alcuna “teoria gender”. Non esiste alcun insegnamento o dottrina che si chiami così», affermano. A loro giudizio, si tratterebbe invece di una formula utilizzata per trasformare le persone transgender e il tema dell’identità di genere in un bersaglio del confronto politico.

Il Pd collega quindi la questione della scuola a quella, più ampia, dell’educazione sessuo-affettiva in Italia. Secondo i due esponenti dem, il Paese rimane tra quelli europei che non prevedono questa materia come insegnamento curricolare.

Nel loro ragionamento entrano anche i riferimenti alle indicazioni internazionali. Manzi e Zan richiamano infatti l’importanza attribuita da Organizzazione mondiale della sanità e Nazioni Unite alla conoscenza del proprio corpo, della sessualità, del consenso e del rispetto reciproco durante il percorso di crescita.

Da qui la critica politica all’esecutivo. «La scuola non può essere il terreno di gioco della guerra ideologica della destra», sostengono, accusando il governo di trasformare studenti e studentesse in «cavie della propaganda di Meloni e Valditara».

Misiani: «Conti pubblici, l’Italia si è fermata»

Il secondo fronte dello scontro riguarda invece economia e finanza pubblica. A intervenire è Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd, che commenta la conferma del deficit italiano al 3,1 per cento nel 2025.

Per Misiani il dato rappresenta «una notizia non positiva per l’Italia» e, sul piano politico, uno «smacco» per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

La critica del dirigente dem riguarda soprattutto l’impostazione economica dell’esecutivo. «In questi anni hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti», sostiene Misiani, collegando a questa strategia l’aumento della pressione fiscale e i tagli ai servizi pubblici, con un riferimento particolare alla sanità.

Il punto centrale, nella lettura del Pd, è il rapporto tra rigore dei conti e crescita. Una politica definita da Misiani di «austerità» avrebbe contribuito, a suo giudizio, a frenare l’economia italiana. Il riferimento è alla crescita registrata nel 2025, indicata dal dirigente dem come la terzultima nell’Unione europea nonostante le risorse e gli investimenti collegati al Pnrr.

La richiesta al governo è quindi di cambiare passo nella prossima legge di bilancio. «Eviti una finanziaria di mance e mancette», è l’appello di Misiani, che contrappone alla logica degli interventi frammentari la necessità di una strategia organica.

«Quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita», sostiene il responsabile economico del Pd. La conclusione è netta: «L’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente».

Scuola e bilancio diventano così due terreni attraverso i quali il Pd prova a contestare l’impostazione dell’esecutivo: sul primo fronte, denunciando un uso politico dei temi legati all’identità e all’educazione; sul secondo, mettendo in discussione la capacità della politica economica di accompagnare il rigore finanziario con una crescita più sostenuta.

Accoltella la ex davanti al figlio di 4 anni, lei è in pericolo di vita: arrestato

0

È stata aggredita nella propria abitazione, davanti agli occhi del figlio di appena quattro anni. Una donna italiana di 34 anni è ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in pericolo di vita, dopo essere stata colpita ripetutamente con un’arma da taglio. Per l’aggressione è stato arrestato un uomo di 30 anni, di origine marocchina, ex compagno della vittima, con l’accusa di tentato omicidio.

L’intervento dei carabinieri e dei soccorritori è scattato nella notte tra il 20 e il 21 settembre, in provincia di Bergamo. Quando i militari della stazione di Urgnano sono arrivati nell’abitazione, la donna era a terra e presentava profonde ferite da arma da taglio. Le sue condizioni hanno reso necessario il trasferimento urgente in ospedale.

Gli accertamenti medici hanno evidenziato lesioni multiple e penetranti al collo, al torace e alle braccia. Con il passare delle ore il quadro clinico si è aggravato, fino a rendere necessario il ricovero in terapia intensiva. La donna resta in condizioni gravissime.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’aggressore avrebbe utilizzato una lama appuntita ricavata da un paio di forbici. L’uomo, dopo l’attacco, si sarebbe allontanato a piedi dall’abitazione. I carabinieri lo hanno individuato poco distante, ancora con le mani sporche di sangue. Alla vista dei militari non avrebbe opposto resistenza.

Particolarmente drammatica la circostanza che l’aggressione sarebbe avvenuta alla presenza del figlio della coppia, un bambino di quattro anni. Il piccolo, dopo l’intervento delle forze dell’ordine, è stato affidato ai nonni materni.

A carico del 30enne, inoltre, risultava già un provvedimento del tribunale per i minorenni che gli vietava di avvicinarsi alla casa e ai luoghi frequentati dal figlio. Una misura che rende ancora più delicato il quadro ricostruito dagli investigatori.

L’uomo, già indagato in passato per rapina, lesioni personali e spaccio, è stato arrestato in flagranza con l’accusa di tentato omicidio. Dopo l’udienza di convalida, il gip ha disposto la sua permanenza in carcere.

Le indagini proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e chiarire che cosa sia accaduto all’interno dell’abitazione prima dell’intervento dei soccorritori. Al centro degli accertamenti anche le modalità con cui l’uomo sarebbe riuscito a raggiungere l’ex compagna nonostante il divieto di avvicinamento.

Deficit, l’Italia resta sopra il 3%: nel 2025 il rapporto con il Pil si ferma al 3,1%

0

L’Italia non centra l’obiettivo di rientrare anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo. I dati definitivi diffusi dall’Istat confermano infatti che nel 2025 il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo si è attestato al 3,1%, appena sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee.

La conferma del dato rende più lontana la possibilità di una chiusura anticipata della procedura già nel 2026. Per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il percorso resta invece quello già indicato nei documenti di finanza pubblica: l’uscita potrà arrivare nel 2027.

«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025», ha dichiarato Giorgetti. «Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».

Il dato sul disavanzo rappresenta dunque il principale elemento di conferma emerso dalla fotografia definitiva dei conti pubblici. Lo scostamento dalla soglia europea è contenuto, ma sufficiente a mantenere formalmente in vigore la procedura nei confronti dell’Italia.

Pressione fiscale in aumento

Dai conti economici nazionali emerge anche un altro elemento rilevante: nel 2025 la pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

L’aumento fotografa un peso complessivo di imposte e contributi sul prodotto nazionale più elevato rispetto al 2024. Un dato che si inserisce nel quadro dei conti pubblici certificato dall’Istat e che accompagna la conferma del deficit oltre la soglia europea.

Debito, la revisione riduce la stima

Sul fronte del debito pubblico arriva invece una revisione al ribasso rispetto alla precedente stima. Nel 2025 il rapporto tra debito e Pil si è attestato al 136,7%, contro il 137,1% indicato dall’Istat nella stima dello scorso aprile.

La correzione non modifica però il quadro complessivo. Il livello del debito resta infatti nettamente superiore a quello registrato nel 2024, quando il rapporto si è fermato al 134,2%.

L’Istat ha inoltre aggiornato i dati relativi agli anni precedenti. Per il 2024 il rapporto debito-Pil viene rivisto dal precedente 134,7% al 134,2%. Per il 2023 passa invece dal 133,9% al 134%, mentre per il 2022 la revisione porta il dato dal 138,4% al 138,3%.

Nel complesso, la fotografia definitiva dei conti pubblici consegna quindi un quadro a due velocità. Da una parte, il debito del 2025 risulta leggermente più contenuto rispetto alle precedenti stime; dall’altra, il deficit resta sopra il limite del 3% e impedisce all’Italia di anticipare l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

Per il governo, il traguardo si sposta così al 2027, quando, secondo il percorso indicato dal ministero dell’Economia, l’Italia dovrebbe poter chiudere definitivamente questa fase del confronto con Bruxelles.

Elettori strabici e partiti ottusi

0
Immagine creata con AI

A cura di Gilberto Borzini

Possiamo girarci intorno quanto si vuole ma la sostanza non cambia: in Germania si affermano gli estremi della politica manifestando anche nella sontuosa e burocratica Berlino un disagio sociale che definisce l’orientamento elettorale prima ancora che politico.

La distinzione tra elettorale e politico non è affatto banale.

La crisi degli alloggi nella capitale tedesca definisce la risposta elettorale a favore di chi quel problema lo ha maggiormente affrontato: la sinistra berlinese, capitanata da una giovane islamica di origine turca (un elemento difficilmente immaginabile pochi anno orsono), ha assunto su di sé l’onere della difficoltà abitativa guadagnando la maggioranza relativa dei consensi.

Nei Land in cui si è votato la destra estrema di AFD ha fatto man bassa dei voti, mandando i democristiani sotto la soglia di sbarramento del 5%.

In entrambi i casi non è la “politica”, o la collocazione politica, a definire il consenso ma la “promessa programmatica”, la risposta alle domande urgenti della popolazione: lavoro, guadagni, sicurezza, residenzialità e pace.

Argomenti questi, a partire dalla Pace senza la quale tutto il resto è nebuloso, che la politica tradizionale, quella della CDU e dei social democratici non sembra mettere al centro del proprio programma concentrandosi soprattutto su dinamiche di contrasto alla Russia e di riarmo che alla gran parte della popolazione garbano molto poco, come dimostrano le percentuali bulgare ottenute dalle domande pertinenti all’interno delle votazioni programmatiche svolte dal Movimento di Conte.

Cambiando fronte, e ampliando il contesto, le problematiche affrontate dalle popolazioni italiane, inglesi, tedesche e francesi sono simili e parallele: collasso dell’automotive, crisi industriale, speculazione edilizia, precarietà esistenziale e diffuso senso di insicurezza definiscono il “sentiment” di un vasto corpo elettorale già appartenente alla classe media e che oggi si percepisce trascinato verso il basso da un’irresistibile corrente economica a cui la politica tradizionale, centrista o popolare, non riesce ad opporsi, o forse persino non “prova” ad opporsi in quanto connivente con i potentati economici che generano  quella corrente.

E il sospetto di connivenza tra i grandi potentati dell’economia variamente speculativi (banche, finanzirie, assicurazioni, holding dell’energia) e partiti politici centristi e moderati, nel novero dei quali ben si inserisce la parte socialdemocratica, definisce un disamoramento e un allontanamento da un “centro” politico al quale rimangono aggrappati quelli che dalla crisi corrente non si sentono toccati, generalmente individuabii tra i professionisti e i burocrati di alto livello e dai loro dipendenti che brucano nella medesima greppia.

I segnali dello scontento sono forti e chiari e sostengono le ali estreme degli schieramenti, mentre verso il centro puntano le forme sociali soddisfatte della loro condizione e delle prospettive apparentemente percorribili in una forma che va sempre più definendo una conflittualità difficilmente contenibile che potrebbe sfociare in un confronto aperto.

A contenere le esasperazioni per ora, in Italia, provvedono le famiglie che grazie alle pensioni e alle disponibilità private dei nonni mantengono figli e nipoti, con tre generazioni che campano alla meno peggio grazie alle disponibilità e alla generosità dei nonni babyboomers.

Altrove in Europa, dove le dinamiche familiari non sono altrettanto solidali come in Italia, le tensioni sono di maggior portata e evidenza e mentre l’Italia trasferisce una problematica sociale sulle spalle degli individui e delle famiglie, in Francia, Inghilterra e Germania le discese in piazza degli scontenti e degli inascoltati, quelli che sostengono gli estremi elettorali, sono frequenti e spesso non proprio pacifiche.

In questa chiave di lettura, allora, diviene difficile anche per il premierato italiano scegliere le giuste alleanze in vista delle prossime elezioni: un aggravarsi delle condizioni economiche nazionali, reali o percepite che siano, favorirebbe l’ulteriore crescita della destra estrema, leggi Futuro Nazionale, potrebbe essere in grado di compensare con i propri voti eventuali perdite di seggi centristi, leggi Forza Italia.

Chi scrive indicò in tempi non sospetti nel 14% la stima elettorale di FN entro il prossimo giugno 2027, percentuale che quando venne affermata fece sorridere molti ma perfettamente in linea con l’attuale trend di crescita di quel partito.

Se così fosse si aprirebbero scenari davvero inediti per la politica italiana del dopoguerra

Al via a Cittaducale il corso di formazione per 45 allievi forestali trentini

0

Dopo l’arrivo e l’accoglienza dei frequentatori, hanno avuto inizio le attività didattico-addestrative, che vedranno gli allievi impegnati presso la sede di Cittaducale fino al prossimo 2 ottobre.

Il percorso formativo fa seguito a una prima sessione, rivolta a 29 allievi del Corpo forestale del Trentino, tra cui 24 aspiranti sottotenenti e 5 allievi forestali, che si è svolta presso il Centro Addestramento di Ceva (CN), sede distaccata della Scuola, dal 13 al 24 aprile scorso.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della proficua collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e il Corpo forestale del Trentino, già sviluppata negli anni passati attraverso le attività formative svolte a Ceva nel 2019 e a Cittaducale nel 2023.

Il programma prevede lezioni teoriche, esercitazioni pratiche sul territorio e attività di addestramento formale. Un articolato percorso che consentirà agli allievi di approfondire conoscenze e competenze fondamentali per la tutela dell’ambiente, dei boschi e del territorio.

L’avvio del corso si inserisce in un periodo di particolare intensità per la Scuola Forestale Carabinieri. In parallelo, presso la sede distaccata di Rieti, ha infatti preso il via la seconda sessione formativa destinata a 94 allievi del Corpo forestale della Regione Siciliana.

La contemporaneità delle due attività formative testimonia l’impegno condiviso nella formazione del personale chiamato a operare a tutela della fauna, delle foreste e dell’intero patrimonio naturale italiano.

La Scuola Forestale Carabinieri si conferma così un punto di riferimento nazionale per la formazione e la specializzazione nel settore forestale e ambientale, mettendo a disposizione competenze, strutture e professionalità al servizio dei diversi Corpi forestali del territorio nazionale.

Arghillà, pioggia di proiettili nella notte di Capodanno: sei misure cautelari

0

Una notte di Capodanno segnata dagli spari, un centinaio di colpi esplosi in un’area abitata, armi da fuoco portate in strada e telecamere danneggiate a colpi di pistola. È questo il quadro ricostruito dai Carabinieri nell’inchiesta che ha acceso i riflettori sulle dinamiche criminali di Arghillà Nord, quartiere alla periferia di Reggio Calabria.

Nelle prime ore di questa mattina i militari della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale reggino, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di sei persone. Tre sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre per altre tre è scattato il divieto di dimora nell’intera provincia di Reggio Calabria.

A tutti vengono contestate, a vario titolo, condotte riconducibili al reato di pubblica intimidazione con uso di armi.

Gli spari nella notte di Capodanno

L’inchiesta, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria, nasce nel più ampio contesto delle attività di monitoraggio delle dinamiche criminali nella zona di Arghillà. Gli investigatori hanno ricostruito una serie di episodi nei quali la presenza e l’impiego di armi da fuoco avrebbero avuto un ruolo centrale, contribuendo, secondo l’ipotesi accusatoria, a creare un clima di forte intimidazione.

Il passaggio più significativo dell’indagine riguarda la notte del primo gennaio 2026. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sei degli odierni indagati, insieme a un minorenne, avrebbero detenuto e portato in un luogo pubblico due pistole e almeno quattro fucili, disponendo anche del relativo munizionamento.

Successivamente sarebbero stati esplosi circa cento colpi.

Non si sarebbe trattato, secondo la ricostruzione investigativa, di un episodio privo di conseguenze per la sicurezza pubblica. Una parte degli spari sarebbe stata esplosa ad altezza d’uomo e indirizzata verso una lavatrice utilizzata come bersaglio. Una modalità che avrebbe trasformato quella che poteva apparire come una semplice esibizione di armi in una condotta potenzialmente pericolosa per chi si trovava nell’area, alimentando paura e allarme tra i residenti.

Le telecamere finite nel mirino

L’indagine avrebbe inoltre consentito di ricostruire altri due episodi, avvenuti tra gennaio e maggio 2026, nei quali alcune telecamere installate nella zona sarebbero state danneggiate e rese inutilizzabili attraverso l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.

Un particolare che, nella prospettiva investigativa, assume un peso rilevante. La distruzione degli apparati di videosorveglianza avrebbe infatti inciso sulla capacità di controllo del territorio e sulla possibilità di documentare ciò che accadeva nell’area.

Gli investigatori hanno sviluppato l’attività attraverso accertamenti tecnici e successivi riscontri, arrivando a delineare il quadro indiziario posto alla base del provvedimento cautelare e a collegare le condotte contestate ai sei destinatari delle misure.

L’attenzione sul quartiere

L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto predisposto dalle forze dell’ordine nel quartiere di Arghillà, area sulla quale da tempo si concentra l’attenzione investigativa per le dinamiche legate alla criminalità e, in particolare, alla circolazione e all’utilizzo di armi da fuoco.

L’intervento dei Carabinieri punta, dunque, a incidere non soltanto sui singoli episodi oggetto dell’inchiesta, ma anche su quelle condotte che, secondo gli investigatori, possono contribuire a condizionare la quotidianità e il senso di sicurezza di chi vive nel quartiere.

Le misure cautelari sono state eseguite dai militari della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono da considerarsi non colpevoli fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva.

Natura, clima e sicurezza: a Roma il summit che guarda alla COP31

0
Fotografia di repertorio

La tutela della natura non è più soltanto una questione ambientale. È diventata una partita che riguarda la salute pubblica, la sicurezza alimentare, la stabilità dei territori e, in prospettiva, gli equilibri geopolitici. È da questa consapevolezza che nasce la conferenza internazionale “Natura, Clima e Stabilità Globale. Strategie Integrate per la Resilienza degli Ecosistemi, la Mitigazione climatica e la Sicurezza Sanitaria”, organizzata dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con la FAO.

L’appuntamento è fissato per il 7 e 8 ottobre 2026 a Roma e si propone come momento di confronto in vista della COP31 di Antalya. Due giornate, in due luoghi simbolici della capitale, per affrontare una delle grandi sfide della contemporaneità: superare la separazione tra politiche climatiche e tutela della biodiversità e costruire una strategia capace di considerare gli ecosistemi come una vera infrastruttura di sicurezza.

La prima giornata si svolgerà a Palazzo Rospigliosi, mentre il secondo appuntamento sarà ospitato al Circo Massimo, nell’ambito di “From Seeds to Food”, l’evento internazionale promosso dalla FAO.

Il tema di fondo è ambizioso: colmare un vuoto nella governance globale, mettendo in relazione fenomeni che troppo spesso vengono affrontati separatamente. Cambiamento climatico, perdita della biodiversità, sicurezza sanitaria e disponibilità di risorse alimentari sono infatti dimensioni di una stessa crisi. Ignorare le connessioni significa aumentare la vulnerabilità dei territori. Riconoscerle, invece, consente di trasformare la biodiversità in una vera e propria “tecnologia di resilienza”, capace di rafforzare gli ecosistemi e impedire che la risposta alle emergenze produca territori fragili, apparentemente produttivi ma impoveriti dal punto di vista ecologico.

In questa prospettiva si inserisce la collaborazione ormai consolidata tra CUFAA e FAO, un’alleanza che punta a mettere insieme competenze tecniche, capacità operative e conoscenza diretta dei territori. L’obiettivo comune è la conservazione della biodiversità e la gestione sostenibile del patrimonio naturale, ma il campo d’azione si allarga fino a comprendere una dimensione decisiva: la salute.

È il principio della One Health, secondo cui la salute degli esseri umani, degli animali e degli ecosistemi è strettamente interconnessa. Proteggere un habitat, prevenire il degrado ambientale e contrastare i crimini contro il patrimonio naturale non significa dunque soltanto difendere il paesaggio. Significa intervenire sulle condizioni che possono favorire nuove emergenze sanitarie e aumentare la vulnerabilità delle comunità.

È qui che il ruolo delle forze dell’ordine ambientali assume una dimensione nuova. Il contrasto ai reati contro l’ambiente e la tutela degli ecosistemi possono diventare parte di un sistema di prevenzione più ampio, nel quale la presenza sul territorio rappresenta anche un presidio avanzato a tutela della salute collettiva.

L’Italia arriva al confronto internazionale con un modello operativo che punta proprio su questa integrazione. Il CUFAA rappresenta un’esperienza nella quale tutela della legalità e protezione dell’ambiente si intrecciano attraverso una presenza capillare sul territorio e una competenza specifica sui sistemi forestali, ambientali e agroalimentari.

Durante la conferenza, il confronto sarà articolato in cinque sessioni e una tavola rotonda, con un programma destinato ad attraversare alcuni dei nodi più urgenti della transizione ecologica.

Tra i temi in agenda figura la forestazione urbana, non più considerata soltanto uno strumento di riqualificazione del paesaggio cittadino, ma una possibile infrastruttura di salute pubblica. Alberi e spazi verdi possono contribuire a mitigare le temperature, migliorare la qualità degli ambienti urbani e rafforzare la capacità delle città di reagire agli effetti del cambiamento climatico.

Al centro del dibattito ci saranno anche le aree interne, dove la tutela degli ecosistemi passa dalla capacità di mantenere vive attività agricole e pastorali sostenibili. Le pratiche agro-silvo-pastorali possono infatti svolgere una funzione che va oltre la produzione: presidiano il territorio, contrastano l’abbandono, conservano paesaggi e biodiversità e contribuiscono alla prevenzione del dissesto.

Da questa prospettiva, la sostenibilità delle filiere agricole e forestali diventa anche una questione di sicurezza alimentare. La disponibilità di cibo, la salute degli ecosistemi che lo producono e la stabilità delle comunità rurali sono elementi strettamente collegati. In un contesto internazionale segnato da crisi climatiche, tensioni geopolitiche e pressione crescente sulle risorse naturali, la capacità di proteggere questi equilibri assume un valore strategico.

Il summit di Roma si colloca dunque in un passaggio cruciale del dibattito internazionale. L’obiettivo non è soltanto discutere di clima o biodiversità, ma provare a ricomporre una visione nella quale ambiente, salute, sicurezza e sviluppo sostenibile non siano più capitoli separati.

In vista della COP31, la sfida è soprattutto culturale e politica: riconoscere che la resilienza di un Paese non dipende soltanto dalla sua capacità di reagire alle emergenze, ma anche dalla qualità degli ecosistemi che riesce a conservare. E che difendere foreste, suoli, biodiversità e territori significa, sempre più, difendere anche le persone che li abitano.

Pesaro, quattro giovani nel mirino dei Carabinieri: sequestrate molotov e materiale per fabbricare ordigni incendiari

0

Un capannone industriale abbandonato, alcune bottiglie incendiarie e una serie di prove che ora dovranno essere analizzate dagli investigatori. È questo il quadro emerso dall’attività dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Pesaro e Urbino, che ha portato a perquisizioni e sequestri nei confronti di quattro giovani, due dei quali residenti nelle province di Rimini e Bologna.

Il provvedimento, disposto dalla Procura di Pesaro, rappresenta un ulteriore sviluppo di un’attività investigativa avviata attraverso un monitoraggio del territorio e dei siti e profili social ritenuti collegati agli ambienti frequentati dagli indagati.

Al centro dell’indagine ci sono alcune bottiglie incendiarie che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state preparate nel mese di febbraio. La loro capacità offensiva sarebbe stata successivamente verificata all’interno di un capannone industriale dismesso nella zona di Pesaro. Durante la prova si sarebbero verificati diversi episodi di combustione e deflagrazione.

È proprio questo passaggio ad aver attirato l’attenzione degli investigatori. Non soltanto la presunta preparazione dei manufatti incendiari, dunque, ma anche la loro successiva sperimentazione in un luogo abbandonato. Un elemento che dovrà essere ora collocato nel più ampio quadro dell’inchiesta.

Computer, telefoni e documenti sotto esame

Nel corso delle perquisizioni i militari hanno sequestrato tablet, computer e smartphone utilizzati dai quattro giovani. I dispositivi saranno sottoposti ad analisi per verificare eventuali conversazioni, documenti, immagini o altri elementi utili a ricostruire le modalità di preparazione delle bottiglie e, soprattutto, le finalità dell’attività contestata.

È stato inoltre trovato materiale cartaceo contenente, tra le altre cose, riferimenti relativi alla realizzazione e all’utilizzo di manufatti incendiari. Anche questo materiale è stato acquisito e sarà esaminato nell’ambito degli accertamenti.

La parte più delicata dell’indagine riguarda però il contesto nel quale si sarebbero mossi i quattro giovani. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, gli indagati sarebbero vicini a collettivi locali composti da studenti e a persone riconducibili ad ambienti antagonisti.

Si tratta di un elemento che gli investigatori stanno approfondendo senza considerarlo, allo stato, una prova definitiva sulle finalità della condotta contestata. La stessa informativa dell’Arma ribadisce infatti che per i quattro vale la presunzione di innocenza.

L’ipotesi investigativa: preparazione o azione dimostrativa?

È su questo punto che l’inchiesta potrebbe assumere una dimensione più ampia. Gli approfondimenti in corso dovranno stabilire se la preparazione delle bottiglie incendiarie fosse finalizzata soltanto a un’attività preparatoria, eventualmente collegata al tentativo di acquisire credibilità all’interno di determinati ambienti, oppure se costituisse la fase iniziale di una possibile azione dimostrativa.

Gli investigatori stanno quindi cercando di capire se esista un progetto concreto alle spalle della preparazione e della prova dei manufatti oppure se gli episodi siano rimasti confinati a una fase preliminare.

L’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati potrebbe rivelarsi decisiva per chiarire questo aspetto. Messaggi, contatti, fotografie, file e conversazioni potrebbero infatti consentire di ricostruire eventuali collegamenti tra i quattro giovani, individuare altre persone coinvolte e comprendere l’eventuale esistenza di obiettivi o iniziative già pianificate.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Pesaro, resta dunque aperta. Al momento il dato investigativo è quello di quattro giovani sottoposti a perquisizione, con materiale ritenuto significativo sequestrato dai Carabinieri e una serie di interrogativi ancora da chiarire. Saranno gli ulteriori accertamenti, a partire dall’analisi dei dispositivi informatici e della documentazione acquisita, a stabilire quale fosse la reale finalità della preparazione delle bottiglie incendiarie e se vi fosse un progetto più ampio dietro quella che gli investigatori hanno finora ricostruito.