Il Partito democratico torna all’attacco del governo su due fronti distinti ma, secondo i dem, accomunati da una stessa impostazione politica: la scuola e la gestione dell’economia. Da una parte la nuova disciplina sull’educazione sessuo-affettiva, dall’altra i dati sul deficit e sulla crescita. Nel mirino del Pd finiscono rispettivamente il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e l’esecutivo nel suo complesso.
A intervenire sulla scuola sono Irene Manzi, responsabile Scuola del Pd, e Alessandro Zan, responsabile Diritti del partito, dopo l’invio da parte del ministero dell’Istruzione della circolare attuativa della legge sull’educazione sessuo-affettiva.
Secondo i due esponenti dem, il provvedimento renderebbe evidente un obiettivo politico preciso. «Ora è chiaro: la legge Valditara sull’educazione sessuo-affettiva ha un obiettivo preciso: fare propaganda e stigmatizzare», sostengono Manzi e Zan.
Al centro della contestazione c’è, in particolare, il passaggio della circolare che prevede il consenso informato dei genitori per le attività riguardanti anche «le teorie sull’identità di genere, anche se trattate in modo indiretto».
È proprio questa formulazione a spingere il Pd a parlare di una scelta ideologica. «È la solita tecnica della destra: si inventa un mostro, poi fa leggi per combatterlo», affermano i due dirigenti dem.
Manzi e Zan contestano inoltre l’utilizzo dell’espressione «teoria gender», sostenendo che non esista una specifica dottrina o materia scolastica riconducibile a questa definizione. «Non esiste alcuna “teoria gender”. Non esiste alcun insegnamento o dottrina che si chiami così», affermano. A loro giudizio, si tratterebbe invece di una formula utilizzata per trasformare le persone transgender e il tema dell’identità di genere in un bersaglio del confronto politico.
Il Pd collega quindi la questione della scuola a quella, più ampia, dell’educazione sessuo-affettiva in Italia. Secondo i due esponenti dem, il Paese rimane tra quelli europei che non prevedono questa materia come insegnamento curricolare.
Nel loro ragionamento entrano anche i riferimenti alle indicazioni internazionali. Manzi e Zan richiamano infatti l’importanza attribuita da Organizzazione mondiale della sanità e Nazioni Unite alla conoscenza del proprio corpo, della sessualità, del consenso e del rispetto reciproco durante il percorso di crescita.
Da qui la critica politica all’esecutivo. «La scuola non può essere il terreno di gioco della guerra ideologica della destra», sostengono, accusando il governo di trasformare studenti e studentesse in «cavie della propaganda di Meloni e Valditara».
Misiani: «Conti pubblici, l’Italia si è fermata»
Il secondo fronte dello scontro riguarda invece economia e finanza pubblica. A intervenire è Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd, che commenta la conferma del deficit italiano al 3,1 per cento nel 2025.
Per Misiani il dato rappresenta «una notizia non positiva per l’Italia» e, sul piano politico, uno «smacco» per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La critica del dirigente dem riguarda soprattutto l’impostazione economica dell’esecutivo. «In questi anni hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti», sostiene Misiani, collegando a questa strategia l’aumento della pressione fiscale e i tagli ai servizi pubblici, con un riferimento particolare alla sanità.
Il punto centrale, nella lettura del Pd, è il rapporto tra rigore dei conti e crescita. Una politica definita da Misiani di «austerità» avrebbe contribuito, a suo giudizio, a frenare l’economia italiana. Il riferimento è alla crescita registrata nel 2025, indicata dal dirigente dem come la terzultima nell’Unione europea nonostante le risorse e gli investimenti collegati al Pnrr.
La richiesta al governo è quindi di cambiare passo nella prossima legge di bilancio. «Eviti una finanziaria di mance e mancette», è l’appello di Misiani, che contrappone alla logica degli interventi frammentari la necessità di una strategia organica.
«Quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita», sostiene il responsabile economico del Pd. La conclusione è netta: «L’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente».
Scuola e bilancio diventano così due terreni attraverso i quali il Pd prova a contestare l’impostazione dell’esecutivo: sul primo fronte, denunciando un uso politico dei temi legati all’identità e all’educazione; sul secondo, mettendo in discussione la capacità della politica economica di accompagnare il rigore finanziario con una crescita più sostenuta.
