A cura di Gilberto Borzini
Inutlie girarci intorno: quando centinaia di migliaia di studenti e ragazzi scendono in piazza e sfogano la loro collera la cosa più importante è affrontare le cause dela collera e, possibilmente, darsi da fare rapidamente per risolverle.
Tutto il resto passa in secondo piano.
L’Europa che dopo la crisi finanziaria del 2008 riempì di soldi le banche, la stessa Europa che dopo il Covid lanciò il PNRR per sostenere le economie, la stessa Europa che sovvenziona a suon di miliardi l’Ucraina e avvia un percorso multimiliardario di riarmo senza precedenti ha lasciato un’intera generazione senza scuole efficienti, senza un modello di istruzione adeguato alle sfide del presente, senza case da abitare, senza luoghi di socializzazione, in pratica senza futuro o, nella migliore delle ipotesi, con un futuro precario e incerto.
Ora l’Europa, e i diversi Staterelli che la compongono,si dia una mossa altrimenti quello che era un disagio che albergava in diverse categorie trasversali nelcontinente esploderà in collera e rabbia.
Saranno gli agricoltori svenduti alle dinamiche del mercato e agli accordi col Mercosur, saranno i trasportatori che non possono più rifornirsi di carburante, saranno i pescatori che rimangono ormeggiati, saranno i residenti dei centri urbani sloggiati dalla politica mercatista degli appartamenti, saranno le casalinghe che stentano a mettere insieme il pranzo con la cena, saranno gli operai che vengono licenziati con un sms, saranno gli abitanti di Taranto che esigono lavoro e salute e non o l’uno o l’altro, saranno i parenti e gli amici dei morti sul lavoro, quei morti che urlano vendetta erso norme di appalti che premiano solo lo sfruttamento e il profitto.
Gli studenti scesi in piazza sono solamente la punta di un iceberg di scontento sociale che attraversa il continente, sono i parenti scontenti di quei ragazzi della Germania orientale che votano in massa AFD e che con loro condividono il terrore di trascorrere una vita impaurita e indifesa rispetto alle scorribande del capitalismo più bieco e becero.
E non importa neppure più il colore delle bandiere che si sventolano nelle piazze: la rabbia unisce e integra anche gli opposti apparenti e colpisce tutto ciò che rappresenta il Potere, il Denaro e tutto ciò che protegge Denaro e Potere, i soggetti che hanno aggredito le nostre società per fagocitarle ai propri interessi.
Straordinari i ragazzi di Parigi che cantavano la colonna sonora di Star Wars all’avvicinarsi dei gendarmi in tenuta anti sommossa. Straordinari e creativi, nipoti forse di quell’antico slogan che recitava “una risata vi sommergerà!”.
Strepitosamente ipocrita la politica, e i vari corifei del giornalismo paludato, che subito condanna le violenze, gli scontri, le sassaiole, come se i cittadini dovessero protestare a testa bassa, sussurrando la propria rabbia rendendo così invisibili le proteste e inascoltate le loro voci.
Sono gli stessi che chiudono i centri sociali, i luoghi di aggregazione, che lasciano che le scuole cadano a pezzi e che i titoli di studio valgano carta straccia, che vietano i rave party e le occupazioni rendendo reato penale il divertimento e la protesta.
E allora affermiamolo ancora: il problema non sono le manifestazioni e le violenze ma le cause che le determinano. Il Disagio che descrissi anni fa ne “l’Era del Disagio” è cresciuto e si è trasformato assumendo la dimensione della rabbia e con quella della violenza esplosiva, quell’ira che porta a distruggere qualsiasi cosa lungo il percorso che possa rappreentare l’avversario, oggi nemico, dalle divise oscure alle vetrine luminose riservate a quei sempre meno ricchi che possono ancora permettersi di fare acquisti in centro città.
“Ce n’est q’un debut, continuons les combat” si gridava negli anni in cui ero studente. Credo che quel grido risuonerà nuovamente
