27 Ottobre 2026, martedì
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La nuova pirateria urbana: la rabbia diventa azione

Dalla protesta di piazza alle incursioni diffuse, emerge una marginalità che rinuncia alle parole e trasforma il rancore in una dimostrazione di forza. Non più un’ideologia o una rivendicazione, ma una presenza ostile che mette in discussione la sicurezza e l’ordine quotidiano.

A cura di Gilberto Borzini

I ragazzini scendono in piazza. Certo, protestano: assaltano, spaccano, incendiano, prendono.

Si dice siano molto arrabbiati, a ragione, perché non hanno un futuro e perché il mondo gli sventola davanti al naso lusso, ricchezza, seduzione e bellezza a cui non hanno, e presumibilmente non avranno, accesso.

Così, vista la perfetta inutilità i scendere in piazza a manifestare educatamente, cosa che ottiene solidarietà e buoni auspici ma nulla di più, decidono di cambiare tattica per affermare il loro stato d’animo: non un’ideologia, non una proposta politica, non una richiesta salariale, ma un’affermazione di esistenza, una dimostrazione di fisica presenza.

Il ritorno della Pirateria

Lo hanno dimostrato gli Houthi nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano sequestrando gigantesche navi da carico e petroliere arrembando dai barchini: quello che ottiene successo e risultato è l’assalto in miniatura, l’arrivo veloce  edi sorpresa, piccoli gruppi che agiscono contemporaneamente in parti diverse del territorio sfuggendo così al controllo poliziesco, favorito dalla concentrazione de i cortei e delle adunate di piazza. Tecnica del mordi e fuggi, da mettere in pratica con gruppetti di amici arrabbiati.

Sfonda e saccheggia, circonda e rapina, attacca e conquista diventano allora le parole d’ordine capaci di generare terrore diffuso in tutti gli strati della società distratta, nei borghesi intenti allo shopping, nei turisti che frequentano le vie eleganti del centro, dei gestori di locali esclusivi, di chi veste griffato, delle auto esclusive, delle splendide che se la tirano, perché una giornata di scontri in centro è un film che abbiamo visto da decine di anni, ma il terrore diffuso, del rischio possibile in ogni strada, della paura davanti ad ogni terzetto di adolescenti che ti viene incontro o che ti segue è tutt’altra cosa, e non c’è polizia che tenga, non c’è esercito attrezzato a contrapporsi, non ci sono droni sufficienti per controllare l’intera metropoli, le intere grandi città in cui la Pirateria può andare in scena.

Incubo borghese

Ecco allora che l’incubo borghese per eccellenza, la frattura dell’ordine quotidiano, l’uscita dalla regola formale, la presenza inattesa e sgradita del povero, del marginale, dell’escluso, improvvisamente assume realtà: una realtà imprevedibile e diffusa, che non lascia più alcuno spazio alla sicurezza.

Perchè mille ragazzini incazzati diventano trecento gruppetti di pirati sparsi in città, trecento obiettivi di pirateria disponibili e aggredibili per ogni singola città, perché mille ragazzini incazzati li trovi in tutte le città e persino la provincia assonnata diviene obiettivo potenziale, e il terrore, a quel punto, diventa epidemia, chiude le persone in casa, terrorizza il turismo potenziale, fa tracollare l’economia del lusso, dell’intrattenimento e del divertimento, e così, in questo modo, diviene agire Politico, perché afferma un mutamento economico e rischia persino, paradossalmente, di avviare un percorso ideologico laddove in origine vi era solo rancore e rabbia, e la Pirateria diviene modello di esportazione e si riflette nelle scelte elettorali e diventa strumento di pressione, incalzante e persuasivo come pochi altri quando nessuno, in nessun luogo, si percepisce più sicuro.

Cambiamento di pelle

In questa società rammollita che non vede arrivare i cambiamenti perché ai cambiamenti è ostile la Nuova Pirateria Metropolitana e Urbana è l’elemento innovativo, la nuova chiave di lettura, il paradigma della dichiarazione di appartenenza di una classe non più operaia, non più proletaria, semplicemente miserabile e marginale che su quella marginalità costruisce un’identità ostile e avversaria, l’identità di chi non avendo un futuro non ha nulla da perdere.

Ce n’est q’un debut, si gridava decenni addietro. Oggi nessuno grida: la parola ha lasciato il posto alla semplice e pura azione. Ed è un salto qualitativo di estrema importanza.

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