La libertà non è mai una conquista definitiva. È un principio da difendere, un diritto da esercitare e, soprattutto, una responsabilità collettiva che attraversa le generazioni. È partendo da questa consapevolezza che giovedì 29 ottobre, alle 16.30, la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio ha ospitato un seminario internazionale dedicato alla figura di Andrej Sakharov, scienziato, dissidente e protagonista di una delle più significative battaglie del Novecento in favore dei diritti fondamentali, della libertà di pensiero e della pace.
Un appuntamento che ha inteso andare oltre la semplice commemorazione storica, riportando al centro del dibattito contemporaneo il valore di un’eredità intellettuale e morale che conserva una straordinaria attualità. In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni geopolitiche, limitazioni delle libertà individuali e nuove forme di contrapposizione ideologica, il pensiero di Sakharov rappresenta infatti un riferimento imprescindibile per chi considera la dignità della persona, il pluralismo e il diritto alla libera espressione elementi irrinunciabili di ogni autentica democrazia.
L’iniziativa è stata promossa con il coinvolgimento dell’Istituto Europeo per la Formazione, organizzazione non profit presieduta dal professor Luca Filipponi, che vanta un accredito permanente presso il Parlamento europeo, nelle sedi di Bruxelles e Strasburgo, e opera nell’ambito della formazione, della cultura e delle relazioni istituzionali europee.
Un legame con le istituzioni comunitarie che conferisce all’incontro una particolare dimensione internazionale. Non è casuale, del resto, il riferimento al Premio Sakharov per la libertà di pensiero, prestigioso riconoscimento istituito dal Parlamento europeo per rendere omaggio a persone e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Alcuni dei partecipanti al seminario hanno avuto modo, negli anni, di essere direttamente coinvolti nelle attività e nelle iniziative legate a questo importante ambito di riconoscimento europeo.
Ad aprire i lavori è stato il professor Luca Filipponi, che ha curato la prolusione e la moderazione del seminario, illustrandone le finalità culturali e istituzionali. Nel suo intervento introduttivo ha sottolineato il significato di un’iniziativa capace di mettere in relazione il pensiero europeo, la cultura dei diritti e il ruolo della società civile, rivolgendo un ringraziamento al Consiglio regionale del Lazio e alla sua Presidenza per l’ospitalità e il sostegno all’appuntamento.
Il filo conduttore delle relazioni è stato individuato in tre grandi questioni, strettamente connesse tra loro: libertà di pensiero, tutela dei diritti umani e costruzione della pace. Temi che, nella vicenda personale e pubblica di Sakharov, non costituiscono capitoli separati, ma parti di un’unica visione etica. La libertà individuale, infatti, non può essere considerata un privilegio concesso dalle istituzioni, bensì una condizione essenziale per lo sviluppo della persona e per la credibilità degli ordinamenti democratici.
A sviluppare queste riflessioni sono state l’avvocata Monica Caruso, consulente del Parlamento europeo, Sabrina Morelli, giornalista e vicepresidente del Menotti Art Festival Spoleto, e Franco Spada, direttore artistico dello Spoleto International Art. Attraverso prospettive professionali e culturali differenti, i relatori hanno contribuito ad articolare un confronto nel quale il tema dei diritti è stato affrontato tanto nella sua dimensione giuridica e istituzionale quanto nelle sue implicazioni sociali, culturali e umane.
Particolarmente significativa la scelta di non confinare il seminario in una dimensione esclusivamente accademica. Al termine delle relazioni introduttive, infatti, il confronto si è aperto a un dibattito articolato e partecipato, nel quale le riflessioni teoriche hanno incontrato esperienze, sensibilità e testimonianze provenienti da diversi settori della cultura e della società.
Sono intervenuti Fabio Bavetta, Pasquale Marasco, Alessandro Maugeri, Luigi Celi, Emanuela Celi, Giulia Perroni, Rita Elisa Landeau Orsini, autrice del quadro scelto come manifesto dell’iniziativa, Antonia Doronzo Manno, Giovanbattista Scidà e Sandro Costanzi, storico e critico d’arte.
Un contributo particolare è arrivato dalla dimensione letteraria e performativa, grazie al reading letterario, musicale e poetico curato da Amedeo Morrone e Giovanbattista Scidà. Un momento nel quale la parola scritta, la musica e la poesia hanno assunto il compito di tradurre in linguaggio artistico temi complessi come la libertà, la dignità umana e il valore della convivenza.
La presenza dell’opera di Rita Elisa Landeau Orsini, realizzata appositamente come immagine-manifesto del seminario, ha ulteriormente rafforzato il dialogo tra riflessione intellettuale e arti visive. Una scelta che rispecchia una delle caratteristiche più interessanti dell’iniziativa: la convinzione che la cultura non debba limitarsi a interpretare la realtà, ma possa contribuire attivamente a sensibilizzare le coscienze e a costruire nuovi spazi di confronto.
Il seminario ha inoltre beneficiato di contributi esterni provenienti da personalità del panorama culturale, artistico e scientifico. Tra questi Paola Biadetti, direttrice artistica dello Spoleto Meeting Art, Maria Concetta Borgese, presidente del Comitato Premio Oscar Wilde, lo scrittore pluripremiato Francesco Terrone e Giuseppe Giocaliero, professore e sociologo.
Una partecipazione che ha ampliato ulteriormente il perimetro dell’incontro, confermando la vocazione trasversale di un progetto nel quale istituzioni, mondo accademico, giornalismo, arti e letteratura sono chiamati a dialogare senza barriere disciplinari.
Il valore di appuntamenti di questo genere risiede proprio nella possibilità di restituire alla cultura una funzione pubblica. Parlare oggi di Sakharov significa interrogarsi sul rapporto tra conoscenza e responsabilità, tra libertà individuale e potere, tra progresso scientifico e coscienza civile. Significa ricordare che anche nei momenti storici più difficili il pensiero indipendente può diventare uno strumento di emancipazione e che la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma il risultato di un sistema di valori fondato sul rispetto reciproco, sulla giustizia e sulla tutela dei diritti.
In questa prospettiva, il seminario alla Sala Mechelli si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione della cultura europea e delle sue figure di riferimento, con l’ambizione di trasformare la memoria storica in uno stimolo per il presente e per le nuove generazioni.
Da Roma a Spoleto, la cultura continua
L’attività culturale collegata a questo percorso trova un’ulteriore espressione a Spoleto, dove il Caffè Letterario del Sansi ospita in questi giorni una mostra personale dell’artista Elena Di Felice, visitabile fino al 1° novembre.
Si tratta degli ultimi giorni per ammirare un’esposizione che arricchisce il calendario artistico della città umbra e conferma la centralità degli spazi culturali indipendenti nella promozione dell’arte contemporanea e nel dialogo tra artisti e pubblico.
Alla mostra di Elena Di Felice seguirà quella personale dell’artista romana Marzia Badaloni, che porterà al Caffè Letterario del Sansi una nuova proposta espositiva, proseguendo una programmazione attenta alla ricerca artistica e alla valorizzazione delle diverse espressioni creative.
Due appuntamenti, quello istituzionale dedicato a Sakharov e quello espositivo spoletino, accomunati da una medesima convinzione: la cultura conserva la propria forza quando riesce a generare partecipazione, alimentare il pensiero critico e creare occasioni di incontro.
Perché la libertà, prima ancora di essere proclamata, deve essere compresa. E perché una società capace di riconoscere il valore della cultura, dell’arte e del confronto è anche una società più consapevole del significato dei propri diritti.

