A cura di Gilberto Borzini
Si scende in piazza per due motivi: i costi alimentari e la libertà di espressione. Oggi, come durante l’Ottocento, le due motivazioni si incrociano e si sovrappongono: cambiano i mezzi di espressione ma non i motivi di fondo, cambiano i sistemi di comunicazione ma non lo stile repressivo del potere.
Il buon Manzoni, che viveva i tempi dei moti rivoluzionari orchestrati da amici e conoscenti della Milano d’allora, ed ebbe un figlio amatissimo arrestato dalla polizia austriaca con la pesante accusa di insurrezione, scrisse un romanzo dalla potente carica politica, un romanzo di accusa al potere, a cui aggiunse una trama romantica opportuna per superare la vigile e brutale censura del tempo.
Renzo T, rivoluzionario suo malgrado
La coppia è giovane, lavorano entrambi, si danno da fare, potrebbero persino disporre delle risorse necessarie per mettere su casa e famiglia. Poi un intoppo burocratico artatamente messo in pratica da Don Abbondio, esecutore dei voleri dell’occupante spagnolo, che è occupante brutale, rozzo e arraffatore, costringe Renzo a recarsi a Milano per sbrogliare l’inghippo.
Nella Milano oppressa dagli spagnoli il popolo è in piazza e protesta per i prezzi della farina, e Renzo finisce coinvolto nei tafferugli. Scambiato per un agitatore viene condannato (a morte) riuscendo fortunosamente a sfuggire al patibolo per rifugiarsi oltre Adda, nella più liberale Repubblica di Venezia. Qui Renzo, un lombardo tenace e industrioso, aprirà la sua “fabbrichetta” e, dopo le note vicende della promessa Lucia in fuga dal potere, i due potranno ricongiungersi e coronare il sogno di vita comune anche grazie all’intervento (fondamentale) di soggetti ecclesiali capaci di moral suasion nei confronti del potere.
Tutto come oggi
I ragazzi potrebbero mettere su casa, ma si scontrano con non poche difficoltà. La burocrazia è lenta e vessatoria. I costi di beni, prodotti e servizi crescono di continuo, e la gente scende in piazza a protestare. Basta un post scritto male per essere accusati di banda armata. Chi può si rifugia e cerca lavoro all’estero. L’unico potere orientato al dialogo e alla pace è rimasto il Vaticano.
I tempi del Manzoni erano quelli della Prima Rivoluzione Industriale che cambiava i mezzi di produzione e la struttura economica e sociale: era la Rivoluzione del Cavallo Vapore e del Carbone i cui fumi annerivano le città e moltiplicavano le malattie polmonari, spesso affermate genericamente come “Tisi” (malanno che colpisva prevalentemente le protagoniste del melodramma ottocentesco); era la Rivoluzione dell’immensa urbanizzazione generata dal possibile lavoro nelle industrie e della spaventosa diffusione di malattie veneree (di cui poco si parla per discrezione) tanto da colpire illustri personaggi come l’americano presidente Lincoln e il filosofo tedesco Nietzsche; era la Rivoluzione voluta dai nuovi borghesi, grandi commercianti e industrialotti, che reclamavano libera impresa in libero commercio, recandosi in villeggiatura ai tempi del raccolto o della vendemmia nei latifondi originari per controllare l’esatto corrispondere dei propri beni (altro che vacanza!).
L’Industria cambiava il mondo, la società, le relazioni e affermava una diversa necessità politica.
Cadevano le monarchie assolute e si facevano strada, a fatica, le Costituzioni più o meno liberali.
Manzoni, scrivendo un romanzo ambientato nella Milano secentesca e spagnola, descriveva la sua Milano ottocentesca e austriaca.
In assenza di scrittori
Siamo oggi, ahimè, in carenza di scrittori, e per scrittori intendo gente come Baricco o Calvino, come Eco o Vassalli, ma il tempo e gli eventi non possono attendere, e il popolo, o meglio la gente (perché il popolo è collettivo mentre la gente è aggregazione di individui) scende in piazza contro il prezzo del vivere quotidiano e la minaccia che la nuova industria impone al proprio futuro.
Il Potere sa bene quanto sia urgente controllare l’inflazione non perché disturbi l’economia ma perché moltiplica il malcontento, così ben sapendo che se aumenta la domanda incrementano i prezzi il potere non trova di meglio da fare che reprimere la domanda che osa protestare, e la domanda dovrebbe scioperare smettendo di acquistare per far saltare i conti dei venditori e dell’erario, come fecero i Lombardi smettendo di fumare nel lontano ’48, in quello sciopero del tabacco che arrecò ingenti voragini al fisco occupante.
Oppure potrebbe, il potere, eliminare la domanda in eccesso rendendo la vita o la medicina insostenibile, e i maligni affermano che la teoria sia predisposta e le prove generali siano già state effettuate.
Effetto AI
Sullo sfondo l’AI, rivoluzione apparentemente gentile e educata, divoratrice di energia, idrovora di fonti già scarse, devastatrice dei lavori ordinari, usuali e ripetitivi, potenza distruttrice del passato e della tradizione che infiniti licenziamenti adduce non solo agli Achei.
Promessa falsa di energia pulita e produzione infinita che taglia le gambe ai sommessi che nel quotidiano tran tran confidavano per infine raggiungere il pensionamento atteso fin dall’adolescenza, mutamento radicale che trasforma il motto di Manhattan nella Capitale dei Quanti lasciando l’Europa a recitare la parte del Museo impolverato, dell’Archeocontinente, del Nonno artritico e della Nonna con l’Alzheimer.
L’Intelligenza Artificiale annuncia la sua rivoluzione che sarà di portata ben maggiore rispetto a quella vissuta e attraversata dal Manzoni: farà strame della tradizione, dello stile di vita che credevamo acquisito, dei modelli relazionali e di quelli affettivi, e porterà (sta già portanto) i nuovi colonizzatori, il nuovo Impero a prendere possesso dei territori, delle contrade, dei rioni e delle case, infiltrandosi ovunque, nelle tasche e nelle menti, orientando il consenso e obbligando al consenso.
Chi potrà fuggirà altrove per costruire il proprio futuro, sempre che esista ancora un altrove, e forse è questa assenza di un libero altrove a impedire a chi ancora scrive di scrivere un nuovo romanzo sugli Sposi Promessi.

